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Il forcaiolismo è figlio della 'buona scuola' che non c'è
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Articolo di Pietro Moretti
11 aprile 2017 13:13
 
 Il garantismo, ovvero la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva consacrata all'art. 27 della Costituzione italiana, non è un'invenzione dei potenti per conservare il potere. La presunzione di innocenza per l'imputato (figuriamoci quindi per il solo indagato) è un principio di civiltà faticosamente elaborato nei recenti secoli a garanzia dell'individuo, del suo essere "umano", che è caratteristica inalienabile.
Che sia un cittadino o un immigrato, un ebreo o un ateo, un banchiere o un operaio, un governante o un governato, ogni individuo deve avere libertà e diritti inviolabili che gli spettano per il solo fatto di essere uomo. 
Nessuna eccezione è possibile. Fare eccezioni non solo viola il principio di uguaglianza e quindi una delle più grandi conquiste della democrazia costituzionale, ma è storicamente lo strumento con cui i prepotenti riescono a conquistare il potere e ad annientare comunità o individui sgraditi (per razza, pensiero politico, religione, o anche solo antipatia personale ecc.).
Ecco perché la presunzione di innocenza, il giusto processo, il rigetto della gogna e dei processi sommari di piazza, tipici dei regimi non democratici, sono principi costitutivi di ogni democrazia liberale. E' l'unica garanzia di fronte all'arbitrarietà del potere - sia esso legislativo, esecutivo o giudiziario - e alla prepotenza della maggioranza contro qualsiasi minoranza o individuo.
Fino a qualche tempo fa queste parole potevano apparire condivise dai più, quasi scontate. Ma chi oggi invoca  questi principi trova sempre più spesso chi lo etichetta come conservatore dello status quo e persino difensore di ladri e corrotti. Eppure, questi preziosi principi non sono altro che una breve parentesi nella storia dell'uomo, caratterizzata per millenni dal suo opposto. Disprezzarli, ignorarli o anche solo affievolirli nel nome della lotta politica non è rivoluzionario, ma banalmente reazionario.
E' oggi chiaro che molti dei valori sanciti in Costituzione (e in numerosi trattati internazionali sui diritti dell'uomo, ivi inclusa la Convenzione europea sui diritti dell'uomo) non sono penetrati nella coscienza di molti cittadini, forse la maggioranza di essi. In molti confondono la lotta alla corruzione e all'illegalità con il forcaiolismo e la giustizia di piazza, come in tanti sono passati con leggerezza dalla lotta alla partitocrazia alla lotta all'esistenza stessa dei partiti e alla democrazia rappresentativa.
E' un evidente fallimento dell'istruzione scolastica, che dovrebbe insegnare non solo a recitare a memoria questo o quell'articolo della Costituzione tra un capitolo e l'altro di un manuale di storia, ma come e perché si è arrivati a scrivere quell'articolo e cosa c'era prima che quell'articolo entrasse in vigore. La scuola dovrebbe formare innanzitutto cittadini - ovvero futuri giornalisti, politici, elettori - introducendoli alle regole (diritti e doveri di ciascuno di noi) che sono alla base della nostra convivenza civile. Fino ad allora, parlare di "buona scuola" suona davvero stonato.
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