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Legalizzazione cannabis e presidenziali francesi. Hamon, Mélenchon, Macron, Fillon, Le Pen
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Articolo di Redazione
3 aprile 2017 16:40
 
 Benoît Hamon Président, la cannabis sara’ accessibile a tutti? Il padre di due ragazze e vincitore delle primarie di sinistra non ha dubbi su questa emblematica iniziativa del suo programma.
Legalizzare o proibire? Nel momento in cui la polemica sulla cannabis non cessa di crescere in seno al partito Socialista da diversi anni, l’attuale divieto della cannabis non impedisce a 700.000 francesi di consumarla regolarmente. Un problema che Benoît Hamon ha preso in considerazione nel suo programma e che propone di risolvere in modo radicale: legalizzando la droga.
L’iniziativa ha risvegliato diverse paure tra i francesi, anche in seguito ad un’intervista al quotidiano le Parisien in cui il candidato socialista ha precisato la sua posizione. Fino ad oggi, in modo esplicito per la legalizzione si erano espressi gli Ecologisti e il Parti radical de guache.
“In primo luogo, nessuna legalizzazione per i minorenni. E’ un argomento molto serio”, ha spiegato.
Hamon fa notare che oggi, malgrado “il divieto della cannabis, sempre piu’ giovani si drogano e ne sono dipendenti”. “Abbiamo dei morti legati al traffico, dei quartieri nelle mani di trafficanti e sempre piu’ giovani che consumano cannabis senza la possibilita’ di controllare il tipo di cannabis che essi consumano”.
Il candidato alle presidenza fa presente di avere due figli e che lui si e’ opposto perche’ essi consumassero droga. Ma Hamon ritiene che se una persona e’ determinata a fumare cannabis, sarebbe meglio che lo facesse in un luogo “dove si controlla il prodotto consumato e dove la questione sia anche a carico della sanita’ pubblica”. “Io ho due figlie. Se domani una di loro vuole fumare della cannabis, io direi di non fumarla. Ma se lei lo fa malgrado il mio divieto, io preferisco, piuttosto che vedere uno spacciatore che le propone della cannabis e puo’ darsi anche qualche altra cosa, che essa vada in un luogo dove sia informata dei pericoli correlati al consumo”.

Secondo un recente sondaggio diffuso a gennaio scorso dall’agenzia France Presse-AFP, piu’ di quattro francesi su dieci (43%) sono oggi favorevoli alla depenalizzazione della cannabis in Francia. Un dato in regolare crescita: il 30% era favorevole nel 2012 e il 26% nel 1996.

Vediamo quali sono le posizioni degli altri principali candidati all’Eliseo, raccolte sempre dal quotidiano Le Parisien lo scorso 13 marzo:

Jean-Luc Mélenchon. Il candidato di “France Insoumise” e’ per la legalizzazione della cannabis, per la quale suggerisce una legalizzazione di produzione, vendita e consumo. Gli aspetti fiscali di questo nuovo mercato saranno utilizzati in programmi di lotta contro le dipendenze. Denunciando il carattere artificiale della politica di repressione, Mélenchon ritiene ipocrita l’idea di repressione “nel momento in cui tutto sanno che tutti fumano”.
Emmanuel Macron. Il candidato di “En marche” e’ contro la legalizzazione, non proprio per la criminalizzazione. Macron vuole instaurare un sistema di contravvenzioni per il consumo di cannabis. Nel contempo vuole dare la possibilita’ alle forze dell’ordine di emettere delle ammende “immediate” di 100 euro, che lui giudica “piu’ dissuasive ed efficaci”.Questo permetterebbe di stasare i tribunali senza, tuttavia, legalizzare la droga cosiddetta “dolce”.
François Fillon. Contrario alla depenalizzazione della cannabis, il rappresentante dei LR (Le Repubblicains) vuole accentuare la repressione contro i trafficanti e i consumatori. Intende portare avanti una politica di prevenzione delle dipendenze in un piano sanitario all’interno delle scuole. Fillon sostiene che l’uso di cannabis debba essere sanzionato con una contravvenzione “quando non c’e’ recidiva” e, al contrario, che la recidiva sia considerata come un reato. Infine e’ favorevole alla criminalizzazione del traffico.
Marine Le Pen. La candidata del FN (Front National) dice di essere contro la legalizzazione della cannabis. Prevede di rafforzare i mezzi di repressione, e di organizzare una politica di “tolleranza zero” con i trafficanti aumentando il personale delle forze dell’ordine, migliorando il loro equipaggiamento e dando loro piu’ strumenti giuridici. Vuole anche chiudere le narcosalas che, secondo un membro della sua équipe, contribuiscono alla crescita dell’insicurezza e testimoniano il lassismo della politica attuale.
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