
Cresce la protesta sociale: 9 milioni di italiani hanno partecipato nell`ultimo anno a manifestazioni di protesta autorizzate, in tanti modi e per ragioni diverse. E i giovani si dimostrano i più inclini al dissenso: il 7% ha preso parte a manifestazioni illegali. Ma a ingrossare la protesta è la popolazione adulta in età lavorativa: il 38,5% dei manifestanti ha tra 45 e 64 anni.
Sono i dati presentati dal Censis: "L`antagonismo errante" è l`argomento di cui si è parlato oggi al Censis, a partire da un testo elaborato nell`ambito dell`annuale appuntamento di riflessione di giugno "Un mese di sociale», giunto alla ventiquattresima edizione, dedicato quest`anno al tema «La crisi della sovranità". Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Direttore generale Giuseppe Roma e il responsabile del settore Territorio e reti Marco Baldi.
I 9 milioni di italiani che hanno manifestato, rappresentano il 17,7% della popolazione maggiorenne, una percentuale in forte crescita rispetto a quella rilevata dal Censis nel 2004 (11,8%).
"Un effetto della crisi della sovranità statuale tradizionale, con la cessione di poteri agli organismi sovranazionali e ai mercati finanziari internazionali, è proprio la diffusione di un antagonismo 'errante', non più ideologico come in passato, che resta allo stato fluido per poi raggrumarsi in situazioni molteplici e variegate", spiega l'istituto di ricerca.
In particolare, nell`ultimo anno il 19,3% degli italiani maggiorenni ha fatto parte di un`associazione che opera in difesa di interessi locali (territorio, quartiere, ecc.) o tematici (ambiente, diritti civili, ecc.), il 17,7% ha partecipato a una manifestazione di protesta autorizzata contro una decisione pubblica (proposte di legge, decreti, ordinanze, ecc.), il 16,9% ha aderito a uno sciopero per difendere un diritto lavorativo o professionale, il 15,9% ha firmato una petizione, il 4,5% ha inviato una lettera di lamentela a un quotidiano, il 3,3% ha partecipato a una manifestazione di protesta non autorizzata o di disobbedienza civile (blocco stradale, corteo spontaneo, ecc.).
Quest`ultimo dato corrisponde a 1,5 milioni di persone, "non riconducibili a un`area del dissenso militante e organizzato: si tratta di persone che vedono nella legittimità della protesta sociale un fattore di arbitraggio rispetto a eventuali sconfinamenti nell`illegalità".
In generale - avverte il Censis - cresce la protesta sociale dando vita a contestazioni molto frammentate, che tendono a non tradursi in un reale conflitto sociale, "dando vita ad aggregazioni temporanee, con legami labili e un impegno a termine, ma consentono di relativizzare il disagio individuale e di stemperare lo smarrimento dell`individuo-suddito, che subisce decisioni assunte molto lontano da lui e calate nel suo spazio vitale senza la mediazione di decisori nazionali e locali sempre più impotenti".
Si tengono insieme così fenomeni diversi: dai No Tav ai giovani frustrati a causa delle mediocri prospettive occupazionali, dalla rabbia per gli squilibri di reddito o la tassazione eccessiva alla ventata attuale di antipolitica.
Il forte dissenso per i privilegi della classe politica e dei rappresentanti istituzionali genera un`ampia disponibilità generica ad aderire in futuro a manifestazioni di protesta: l`80,2% dei cittadini dichiara che parteciperebbe.
Il 75,3% manifesterebbe contro l`inasprimento del prelievo fiscale (Imu, accise sulla benzina, ecc.), il 70,7% contro opere pubbliche ritenute inutili o dannose per il territorio, il 69,1% contro i tagli ai servizi locali (sanità, scuola, trasporti), il 59,6% contro interventi di riforma del mercato del lavoro, il 52,8% contro la liberalizzazione dei servizi pubblici (ad esempio, l`acqua).
Il conflitto spesso è innescato dalle opere di trasformazione del territorio. In Italia la realizzazione di una grande opera civile, di un impianto per la produzione di energia elettrica o per il trattamento dei rifiuti, raramente non dà vita a episodi di protesta collettiva più o meno intensi. Nel 2005 le opere contestate erano 190, nel 2011 il numero è salito a 331. Il 62,5% delle proteste riguarda impianti energetici, il 31,4% i rifiuti, il 4,8% le infrastrutture viarie.
Il 51% delle contestazioni riguarda interventi non ancora autorizzati e solo allo stato di progetto. Le contestazioni popolari pesano per il 36% delle proteste, ma crescono le iniziative dei politici locali (29%) e delle istituzioni locali (23%).
L`identikit dell`universo antagonista vede i giovani come i "più inclini alla protesta". Più di un quarto (il 26,2%) ha partecipato nell`ultimo anno a manifestazioni di piazza e il 7% ha preso parte addirittura a proteste illegali o non autorizzate.
Anche il 14,7% degli ultra 65enni è sceso in piazza. Ma a ingrossare la protesta è la popolazione adulta in età lavorativa: il 38,5% dei manifestanti ha tra 45 e 64 anni. In base ai livelli di istruzione, è aumentato il coinvolgimento in episodi di protesta soprattutto dei laureati (la percentuale di quelli che hanno manifestato è passata dal 16% del 2004 all`attuale 24%) e dei soggetti meno istruiti (dal 4,9% al 9,3%). È il segno che la protesta tende a dicotomizzarsi: sempre più colta, da un lato, mentre dall`altro comincia a reclutare fasce di popolazione con livelli di scolarizzazione anche molto bassi, tradizionalmente poco inclini a mostrare apertamente il proprio malumore e dissenso.