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 RUSSIA - RUSSIA - Pussy Riot alla sbarra
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Notizia 
31 luglio 2012 10:12
 
"Non volevamo offendere nessuno": alla sbarra per la blasfema preghiera anti-Putin recitata in una cattedrale di Mosca il 21 febbraio, le 'Pussy Riot' hanno chiesto scusa ma non si sono piegate. "Siamo innocenti", hanno rivendicato le tre ragazze del gruppo punk femminista, ammettendo l'errore "dal punto di vista etico" ma rivendicando la battaglia contro lo 'zar' del Cremlino.
"Non siamo contro il Cristianesimo, le nostre motivazioni sono esclusivamente politiche", ha affermato in un messaggio letto in aula la 22enne Nadezhda Tolokonnikova.
"Pensavo che la chiesa amasse tutti i suoi figli ma sembra che ami solo coloro che amano Putin", le ha fatto eco la 24enne Maria Alyokhina. "Il tema principale dei nostri testi non era certo la chiesa ortodossa ma l'illegittimita' delle elezioni", ha concluso Yekaterina Samutsevich, pur scagliandosi contro l'appoggio assicurato a Putin dal patriarca russo Kirill.
Le 'Pussy Riot' sono imputate per teppismo aggravato dall'odio religioso e rischiano fino a sette anni di prigione.
L'aula dove si e' celebrata la prima udienza era quella del tribunale di Khamovnichesky , la stessa dove il tycoon Mikhail Khodorkovsky e' stato condannato nel 2010 per la seconda volta.
Giunte in manette tra una folla di fan - "ragazze, siamo con voi", gridavano - le giovani sono state rinchiuse in una gabbia di vetro e metallo. Tutte e tre sono parse pallide e dimagrite, almeno rispetto a quando, chitarra e minigonne, intonarono nella cattedrale di Cristo Salvatore la preghiera punk "Madre di Dio, caccia Putin!", suscitando l'ira della chiesa ortodossa, che ha assunto una posizione intransigente sul caso.
Quanto all'opinione pubblica russa, si e' divisa con il 38 per cento dei cittadini - almeno secondo un sondaggio del Levada Center - che le ritiene colpevoli di aver infranto la morale e un 16 per cento che le appoggia. La meta' degli intervistati, tuttavia, ritiene che una pena dai due ai sette anni sia "sproporzionata".
In difesa delle 'Pussy Riot' si e' mobilitata la comunita' internazionale, da Sting e i Red Hot Chili Peppers fino ad Amnesty, che ne ha chiesto l'immediato rilascio. Il 20 luglio, tuttavia, il tribunale moscovita ha ordinato la proroga della loro detenzione per altri sei mesi, fino al 12 gennaio 2003.

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