Gli affari con gli sprechi alimentari
Cifre da togliere l'appetito: ogni anno in Germania 20 milioni di tonnellate di cibo finiscono nei cassonetti. Non solo prodotti scaduti, ma anche frutta fresca, yogurt prossimi alla scadenza, mezze bistecche dopo la grigliata. L'Università di Vienna ha calcolato 390 euro all'anno di cibo sprecato a famiglia. E' di tutto rispetto anche il volume di giacenze nei negozi e nella gastronomia, che arriva a 2 milioni di tonnellate. In questo caso lo spreco rientra però nella strategia di vendita: il fornaio produce il 20% di pane in più per far sì che ai clienti rimanga una bella scelta fino alla chiusura del negozio; i coltivatori di patate lasciano marcire i tuberi troppo grandi o troppo piccoli che sanno di non poter vendere. Complessivamente il cibo residuo vale 20 miliardi di euro all'anno. E se le organizzazioni umanitarie lo considerano uno scandalo, c'è un settore industriale che ne trae buoni guadagni. E' la branca che si occupa della raccolta e della trasformazione.
La raccolta dei cibi scartati segue regole precise giacché tutto quanto ha a che fare con grasso, uovo, latte e altri prodotti animali diventa "rifiuto speciale". Le aziende che se ne fanno carico lo venderebbero volentieri come mangime per animali, ma da quattro anni c'è il divieto stabilito da una norma Ue per evitare il diffondersi di possibili malattie. Ecco allora che i grandi camion si dirigono verso gli impianti di biogas, dove i residui si trasformano in metano e poi in elettricità e calore. In quanto ai resti ormai fermentati, vengono rivenduti come concime.
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