Venerdì 24 luglio 2026
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Aspettando la conferenza di Trieste contro 'le droghe'

Articolo · Simone Feder ·
Riceviamo e pubblichiamo.

Tra pochi giorni l’appuntamento a Trieste: aspettative, idee, speranze, attese…
Questo avvenimento, per il quale da mesi diverse realtà d’Italia si stanno mobilitando per conquistarsi un posto al sole, quali nuovi scenari rivelerà?
Anche noi andremo, parteciperemo, come tutti cercheremo in tutti i modi di dire la nostra, portare il nostro contributo e cercando di dare voce ai valori in cui crediamo.
Oggi più che mai non possiamo esimerci di alzare la voce davanti a tanta indifferenza, davanti a tanto malessere che oggi i giovani vivono e che nel nascondimento manifestano, per le strade della città e di ogni città, anche fuori dal centro congressi dove noi saremo attenti ai nostri discorsi prendendo appunti.
A volte, travolti dai nostri monologhi, facciamo fatica a considerare come importante anche il silenzio dell’altro, le sue pause, i suoi respiri oppure le sue urla, le sue disperate richieste di aiuto e considerazione. 
“Nascondevo le mie fragilità le nascondevo con i comportamenti più trasgressivi: fughe, violenza, superbia, ribellioni. e in tutto questo continuavo a sentirmi un rifiuto della società” 
Mi interrogo sulle esigenze che oggi il mondo del disagio, specialmente giovanile, nasconde e sulle domande che silenziosamente chiede a gran voce.
Quali competenze, abilità e facoltà sono necessarie per portare avanti questo compito in modo efficace, per dare risposte sensate, per entrare veramente in contatto con l’altro?
Siamo forse noi preparati a farlo perché abbiamo un titolo e una professione? È forse questo che definisce chi siamo? Forse per la nostra coscienza, forse per gli standard del mondo burocratico, ma non può un pezzo di carta definire e determinare la relazione con gli altri.  
“A volte ho l’istinto di dirmi che potrei farcela da solo, ma probabilmente le mie scorciatoie per la felicità torneranno ad essere più importanti di altro: i soldi facili, il sesso occasionale, le amicizie di convenienza tornerei a scappare dalla realtà che non ho mai accettato... e a confondere le notti con i pomeriggi...” 
Così mi scrive un giovane durante le sue notti insonni mentre, attaccandosi ad una tastiera, cerca qualcuno che gli garantisca che la fatica di oggi sarà quella che gli permetterà il benessere di domani, qualcuno che non lo faccia sentire solo mentre affronta questa grande battaglia della vita ma che gli trasmetta l’importanza del condividere. Insegnare loro con i fatti, e senza paternalismo e moralismo, il vero concetto di bene e di male, è questo che i ragazzi di oggi cercano.
Alla base dell’educazione c’è l’esserci con determinazione ed autorevolezza con i giovani come adulti, come guide, come testimoni, come portatori di una vera alternativa che deve essere desiderabile e credibile agli occhi di chi ci sta attorno. La vera educazione esige dall’adulto una grande coerenza di vita. Oggi i giovani sono stanchi dei discorsi dei ‘grandi’non tanto per il loro contenuto, ma perché troppe volte sono e rimangono cose astratte.
Si creano tavoli, si istituiscono conferenze, si riempiono gli scaffali di pubblicazioni e i siti internet di dati allarmanti e, contemporaneamente, aumentano sempre più le persone dipendenti, persistono le morti silenziose per droga, aumenta il sequestro di sostanze sempre nuove e sempre più accattivanti.
Questa la dichiarazione del direttore di una delle più antiche distillerie italiane in merito ai nuovi prodotti usa e getta: bustine di plastica morbida monoporzione a base di rum. O vodka, tequila, gin: «E' un nuovo modo di bere, alternativo e all'avanguardia. Si possono mettere anche in frigo. Per ora abbiamo puntato sui più giovani che recepiscono meglio le novità, vediamo come andranno sul mercato”.
Gli stessi giovani al centro dei nostri discorsi di prevenzione e tutela, gli stessi giovani che in ogni conferenza sono definiti come fragili e allo sbando, gli stessi giovani ‘usati’ dalla società per sperimentare questi prodotti innovativi…
Gli stessi giovani che, attratti da ‘posti sicuri per la tua voglia di gioco’ pubblicizzati sulle fiancate degli autobus, si buttano sulle macchinette sperperando tutto ciò che hanno in tasca sognando chissà quale futuro migliore.
Gli stessi giovani che si rifugiano negli smart shop acquistando ogni genere di porcheria perché tanto la legge lo permette e si sentono quindi legittimati e protetti nell’esplorazione di questi mondi paralleli e devianti.
Gli stessi giovani che, lasciati soli ad affrontare i propri disagi, nascosti da avatar più disparati si rifugiano in reti virtuali perdendocisi e affogando all’interno di esse con il proprio bagaglio di tristezze e arrabbiature 
“Se qualcuno me lo chiedesse lo metterei bene in guardia dall’entrare nel vortice del computer... all'inizio è così intrigante e stimolante ...ma quando ne sei dentro...fai fatica a capire quello che realmente ti sta succedendo...e alla fine è sempre troppo tardi per tirarsi indietro... a me ha cambiato totalmente la vita, non so agli altri ragazzi…
ho letteralmente buttato via un anno della mia vita e ...la cosa incredibile è che l'ho fatto senza accorgermi di niente...”
E intanto il mondo resta a guardare, gli esperti fanno tavoli e i giovanissimi continuano a urlare il loro disagio. Ma allora mi chiedo che concezione abbiamo oggi dell’educare… puramente e solo nozionistica? Quante belle parole si leggono e si scrivono, ma poi? Quanto siamo capaci di essere presenti davvero e nel concreto? Quanto siamo in grado di prenderci in carico seriamente di tutto il disagio dilagante mettendo da parte la logica del guadagno che troppo spesso guida le scelte e le decisioni della nostra società?
Affidandosi e cercando l’aiuto dell’adulto il giovane si mette in discussione completamente, aprendo sé stesso e mostrandosi per quello che in realtà è; trovare nell’altro la stessa disponibilità a rischiarsi in prima persona nel rapporto, a mettere in gioco i propri punti di forza ma anche le proprie debolezze fa sentire il giovane importante e rende il rapporto più vero e solido.
Chi è quel giovane che sentendosi valorizzato non si lascia coinvolgere? Non bisogna però scordare che, per un 20 % dei giovani che presenta comportamenti che destano preoccupazione, c’è un 80% di loro che va tutelato, aiutato, stimolato ed è anche a questi che dobbiamo assolutamente pensare.
È necessario però che noi diventiamo consapevoli delle loro capacità, scoprendo i loro talenti e credendoci per primi, facendoli sentire importanti per ciò che sono non per quello che noi vogliamo diventino.
Aiutare i giovani oggi significa prendersi in carico la famiglia intera, quasi sempre devastata dall’opprimente peso psicologico e finanziario causato dalla dipendenza del figlio. È la società intera che deve mobilitarsi, scegliere e investire in ciò che è realmente importante.
Scegliere da che parte stare è ormai necessario una volta per tutte, ma in fretta.
Oggi i giovani ci misurano nel tempo, ci chiedono consigli e dobbiamo essere tempestivi nel rispondere, nel raccogliere quella velata richiesta di aiuto che con chissà quali sforzi sta giungendo, altrimenti il contatto sfugge e se sfugge chissà quando sarà possibile… e se lo sarà… Quante occasioni perse, quanti contatti sfiorati e poi lasciati cadere, quanti giovani poi ritrovati o no …
Realisticamente mi convinco che essere tempestivi richiede una sensibilità particolare, un’attenzione che vada oltre, una cosa che va coltivata, incessantemente, giorno dopo giorno, come un contadino con la sua vigna. Richiede un prendersi in carico reale e sentito che vada al di là di pezzi di carta, pratiche, orari e tabelle, ma che sia prima di tutto condivisione, presenza, attenzione, delicatezza e solidità.   
“Mi sono sempre sentito solo e incompreso.... nella strada invece ha sempre trovato spazio e accoglienza. Certi posti sono sempre aperti per quelli come me. Da qui nascono i gravissimi problemi del senso di appartenenza alla piazza e la mentalità di strada, delle vere e proprie condanne per chi ancora non sa da che parte stare….” 
E allora ben venga la Conferenza contro le droghe, ben vengano momenti per fermarsi, prendere un respiro e tracciare nuove mappe, ma con un chiaro obiettivo in testa, una missione precisa, uno scopo comune, una ricaduta concreta al di fuori delle mura del palazzo dei congressi.
I giovani oggi faticano a far fatica, a perseguire e concludere gli obiettivi, per portarli alla vetta dobbiamo fermarci spesso nelle nostre arrampicate dosando gli sforzi piano piano.. solo così quando arriveranno alla vetta, e tutto dipenderà dal nostro ben operare e pazientare (ricordando sempre che i tempi nostri non sono i loro), allora scopriranno altri posti e magnifici orizzonti che difficilmente dimenticheranno e ancor più difficilmente dimenticheranno la fatica dell’essere riusciti nell’impresa assieme.  

Simone Feder, Coordinatore Area Adulti Dipendenze - Comunità Casa del Giovane - Pavia
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