Bruxelles spinge a investire, ma i social sono pieni di finti consulenti

L'Unione Europea vuole che i cittadini investano di più i propri risparmi, ma i canali digitali attraverso cui molti si informano prima di farlo sono pieni di soggetti non qualificati e, in alcuni casi, di vere e proprie truffe. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata dal quotidiano catalano ARA, che ha analizzato il fenomeno crescente dei cosiddetti "finfluencer", gli influencer finanziari che sui social propongono consigli di investimento a un pubblico sempre più ampio.
La Commissione europea, preoccupata per la perdita di competitività dell'Unione europea rispetto a Cina e Stati Uniti, ripete da tempo un mantra per invertire la situazione: i cittadini dell'UE devono investire di più e avere i mezzi per farlo.
Secondo i dati raccolti dalla Banca Centrale Europea (BCE), l'80% delle famiglie nell'area euro non possiede azioni o quote di fondi di investimento: un patrimonio di quasi 10.000 miliardi di euro in risparmi – pari a un terzo di tutte le attività finanziarie delle famiglie del Vecchio Continente – depositato in conti bancari che offrono rendimenti bassi. Negli Stati Uniti, al contrario, il 65% delle famiglie possiede azioni di società, fondi o titoli di Stato.
Risvegliare l'interesse degli investitori è solo uno dei molteplici obiettivi di Bruxelles per promuovere la cosiddetta autonomia strategica. Per la Commissione europea, convogliare tutte queste risorse verso investimenti produttivi consentirebbe di sostenere l'economia reale. Nonostante le buone intenzioni, lo scenario attuale è ricco di pericoli, soprattutto sul web, che possono causare danni economici significativi, in particolare per i consumatori più vulnerabili.
Uno studio pubblicato questa settimana dall'ONG Finance Watch, con sede nella capitale comunitaria, mette in guardia da tutti questi pericoli. A causa dei recenti processi di digitalizzazione, la percentuale di consumatori dell'UE che utilizzano i servizi bancari online è cresciuta dal 56% al 72% tra il 2014 e il 2024. Allo stesso modo, la ricerca di informazioni e consulenza finanziaria su internet è diventata più comune, soprattutto tra i giovani. In Francia, ad esempio, il 41% dei cittadini tra i 18 e i 24 anni ha indicato i social media come principale fonte di informazione su questioni legate agli investimenti, seguiti dagli influencer nel 29% dei casi. "In questo contesto, è fondamentale che i consumatori siano adeguatamente protetti dalle pratiche scorrette online che potrebbero indurli a prendere decisioni non nel loro interesse", sottolinea l'organizzazione.
Una delle forme più comuni di negligenza sul web sono i cosiddetti "dark patterns" , una serie di tecniche di progettazione ingannevoli volte a manipolare gli utenti e a indurli ad agire inconsciamente contro la propria volontà. Il rapporto cita un'analisi pubblicata dalla Commissione europea nel 2022, secondo la quale il 97% delle applicazioni più popolari nell'UE presentava almeno un dark pattern.
Lo studio di Finance Watch ha esaminato un totale di 24 istituzioni finanziarie, tra cui banche tradizionali, neobanche e piattaforme di trading, alcune delle quali in Spagna, e ha individuato numerose tecniche altamente discutibili. Dare maggiore risalto a determinate opzioni quando ai consumatori viene chiesto di scegliere, creare un falso senso di urgenza per spingere gli utenti ad acquistare un prodotto, o utilizzare un linguaggio emotivo o che induca vergogna sono solo alcuni esempi.
"La situazione è grave. [...] Dato che operiamo in un contesto rischioso, si tratta di un problema che va affrontato con urgenza", sottolinea l'autore del rapporto, Peter Norwood, in dichiarazioni rilasciate ad ARA. Pur evidenziando l'importanza di una buona alfabetizzazione finanziaria, l'esperto riconosce che le tattiche utilizzate sui portali online sono talmente complesse da risultare difficili da individuare.
La figura dei "finfluencer"
Lo studio analizza anche 15 influencer finanziari – noti anche come finfluencer – provenienti da Spagna, Germania, Repubblica Ceca e Ungheria, una figura sotto la lente d'ingrandimento degli organismi di regolamentazione . Le conclusioni sono allarmanti: nessuno di loro possedeva una licenza di consulenza finanziaria o altre credenziali regolamentate. Allo stesso tempo, quasi il 60% non ha adeguatamente divulgato i rischi associati ai prodotti di investimento raccomandati. Parallelamente, in almeno il 30% dei casi in cui l'influencer aveva un rapporto commerciale con un fornitore di servizi finanziari, l'informativa legale era difficilmente reperibile.
Sebbene gli esperti sconsiglino di affidarsi ai social media per decidere come investire, ritengono fondamentale promuovere nuove leggi per regolamentare queste pratiche discutibili.
È in questo contesto che si inserisce la legge europea sull'equità digitale ( Digital Fairness Act ), un'iniziativa volta ad aggiornare la legislazione comunitaria in materia di tutela dei consumatori e ad adattarla al nuovo contesto dell'economia digitale. Si prevede che la Commissione europea presenterà la proposta entro la fine dell'anno. "Si tratta di un testo molto importante perché introdurrà norme vincolanti che affronteranno in modo specifico le pratiche scorrette e la progettazione dei siti web", afferma Norwood. "È l'opportunità di vietare le pratiche scorrette [...] e, se necessario, le promozioni tramite influencer", conclude.