Il carcere non è una cura. Il disagio non è reato

Oggi, Giornata Mondiale della Salute Mentale, si parla dei passi avanti fatti. Ma c’è ancora tanta strada da percorrere.
Troppi pregiudizi, pochi servizi, famiglie lasciate sole e risposte spesso diverse anche tra gli specialisti.
Visitando le carceri, incontro sempre più persone con gravi problemi di salute mentale. E mi colpisce soprattutto il disagio dei più giovani, spesso legato anche all’uso di sostanze. Ragazzi che si tagliano, che cercano nel dolore e nel sangue un modo per sentirsi vivi.
Non ho dati statistici, ma c’è una realtà che mi preoccupa sempre di più: quella delle madri che, non trovando aiuto nei servizi territoriali, arrivano a denunciare i propri figli nella speranza di salvarli, di farli entrare in una comunità, di garantire loro una cura.
E invece si aprono le porte dell’inferno del carcere. Non possiamo aspettare che il disagio diventi un reato per intervenire.
La sofferenza mentale ha bisogno di cure, non di sbarre.