Decalogo per l'investitore finanziario non esperto
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Il mondo degli investimenti finanziari è sempre più frequentato, sia perché gli italiani sono mediamente più ricchi rispetto al passato, sia perché la finanza non è più qualcosa per soli addetti ai lavori. Che non sia tutto rosa, però, non è una nostra invenzione: i casi di risparmio tradito continuano a riempire le cronache giudiziarie, dalle obbligazioni subordinate delle banche venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) a Banca Etruria e Banca Popolare di Bari, fino alle perdite legate a strutturati e certificate complessi venduti come "investimenti sicuri". Per questo abbiamo stilato un decalogo di riferimento per l'investitore finanziario non esperto, ricordando che anche sulla sezione dedicata del nostro sito (aduc.it/investire) l'obiettivo principale è quello di informare in modo semplice e diretto, rispondendo anche agli specifici quesiti che i risparmiatori ci pongono.
DECALOGO PER L'INVESTITORE FINANZIARIO NON ESPERTO
1) Chiarirsi le idee su cosa si vuole dai propri soldi:
- protezione dall'inflazione per il capitale che si prevede di utilizzare nei prossimi 3-5 anni;
- investimento solo per i soldi che sicuramente non servono nei prossimi 3-5 anni.
2) Dichiarare per iscritto all'intermediario finanziario la propria propensione al rischio, abitudini e obiettivi d'investimento. Quando viene sottoposto il questionario MiFID, non barrare mai la casella con la quale si dichiara di non voler fornire queste informazioni: anzi, è bene integrarle indicando espressamente le tipologie d'investimento che si desidera escludere.
3) Prendere sempre tempo. Non sottoscrivere mai investimenti subito dopo che il venditore (in banca o il consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede) ha terminato la descrizione. Diffidare sempre dagli investimenti che devono essere compiuti entro una certa data. Richiedere sempre copia di tutta la documentazione (KID, prospetti informativi, condizioni contrattuali) e leggerla con calma, da soli. Firmare solo dopo aver compreso ogni aspetto della documentazione. Se il venditore non vuole fornire questa documentazione, escludere a prescindere l'investimento.
4) Investire solo in strumenti finanziari che si sono pienamente compresi leggendo la documentazione. Non fidarsi mai di quello che viene detto a voce dal venditore. Se la documentazione fornita non aiuta a comprendere pienamente l'investimento, è meglio non investire. Se si è abbastanza sicuri ma si tratta di tipologie d'investimento nuove, investire solo piccole parti del proprio patrimonio finanziario (1 o 2% al massimo): si potrà sempre integrare successivamente.
5) Non investire in singoli titoli azionari, né in obbligazioni che non siano emesse da Governi affidabili. Si corrono soltanto rischi aggiuntivi che non sono ripagati da rendimenti medi attesi adeguati.
6) Privilegiare strumenti quotati e liquidi. Stare alla larga da strumenti illiquidi o difficilmente valutabili: fondi chiusi, gestioni patrimoniali in quote di fondi (GPF), polizze unit-linked, obbligazioni strutturate, certificate complessi e in generale tutte le costruzioni dell'ingegneria finanziaria pensate principalmente per far pagare commissioni al cliente. La quotazione su un mercato regolamentato non è una garanzia assoluta, ma offre liquidabilità e una maggiore trasparenza dei prezzi. I fondi comuni aperti tradizionali, pur non essendo "quotati" in borsa, sono comunque liquidabili a NAV: il problema dei fondi comuni non è la liquidabilità, ma i costi (vedi punto 8).
7) Per la protezione del capitale utilizzare: titoli di Stato a breve termine o indicizzati all'inflazione, Buoni Postali Fruttiferi, conti di deposito (senza costi) e fondi monetari con commissioni di gestione molto contenute (sotto lo 0,3%). Non utilizzare prodotti finanziari genericamente definiti "a capitale garantito".
8) Per gli investimenti utilizzare: titoli di Stato per la parte obbligazionaria, fondi indicizzati o (meglio) ETF per la componente azionaria. Le proporzioni dipendono dal proprio profilo d'investitore: meno esperienza si ha, meno componente azionaria deve essere inserita in portafoglio.
9) Per accantonare risparmi. Non utilizzare polizze vita (sono inutilmente costose). I PAC sono una buona soluzione a patto che prevedano basse commissioni d'ingresso (se non nulle) e di gestione, ma è preferibile diminuire la frequenza dell'investimento (trimestrale invece che mensile) per ridurre l'incidenza dei costi fissi per versamento, e investire direttamente in titoli (obbligazioni o ETF). L'investimento rateizzato, specialmente per la componente azionaria, resta in ogni caso un'ottima forma di accumulo.
10) Se si avverte la necessità di una consulenza. Non aspettarsi una vera consulenza dai funzionari bancari o dai consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede (figura che fino al 2016 era denominata "promotore finanziario"): la loro funzione principale è vendere prodotti finanziari, sono in conflitto d'interessi e possono al massimo fornire una consulenza strumentale al collocamento. Dal 2018 è pienamente operativa, presso l'Albo unico tenuto da OCF (Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico dei Consulenti Finanziari, su delega della Consob), la sezione dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria (SCF): si tratta dei cosiddetti consulenti fee-only, remunerati esclusivamente dal cliente e ai quali la legge vieta qualsiasi rapporto economico con emittenti e intermediari. Non detengono né somme né titoli del cliente, che resta titolare del proprio rapporto bancario e dà autonomamente le istruzioni operative. Se si dispone di un capitale finanziario rilevante e non si vuole fare da soli, è preferibile rivolgersi a un consulente di una di queste due categorie, pagato direttamente dall'investitore, piuttosto che a soggetti in palese conflitto d'interessi. L'iscrizione di un professionista all'Albo è verificabile sul sito di OCF: organismocf.it