Foglia di coca, l'OMS conferma il divieto: nessuna prova di danni
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di non modificare lo status internazionale della foglia di coca, che resta classificata nella Schedula I della Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961, lo stesso livello di controllo riservato alla cocaina. Lo riporta un'analisi pubblicata da Health and Human Rights Journal, che ricostruisce l'iter della revisione richiesta dalla Bolivia e sostenuta dalla Colombia.
La richiesta di riesame era partita dalla Bolivia nel giugno 2023, quando il presidente Luis Arce Catacora aveva notificato ufficialmente al segretario generale dell'ONU António Guterres la domanda di una revisione critica della classificazione della foglia di coca, come ricorda il portale governativo boliviano Coca Ciencia. L'iniziativa era poi stata appoggiata dalla Colombia nel 2024, oltre che da organizzazioni della società civile e dal sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite.
Una revisione accademica indipendente, durata un anno e commissionata dalla stessa OMS, non ha trovato prove di danni significativi alla salute pubblica associati al consumo della foglia nella sua forma naturale, né un rilevante potenziale di dipendenza o abuso. Come riportato dall'organizzazione no profit Filter e ripreso da IDPC, il rapporto ha riconosciuto anche benefici per la salute legati al consumo tradizionale della pianta. Questi risultati confermavano, di fatto, le conclusioni di uno studio OMS del 1995 che non fu mai pubblicato ufficialmente a causa delle pressioni finanziarie esercitate all'epoca dagli Stati Uniti.

Nonostante questo impianto probatorio, il Comitato di esperti sulla dipendenza da farmaci dell'OMS (ECDD), riunito tra il 20 e il 22 ottobre 2025, ha deciso di mantenere la foglia di coca in Schedula I. Dei 14 esperti che componevano il comitato, nessuno proveniva dalla regione andino-amazzonica né aveva competenze specifiche su coca, popoli indigeni o diritti umani. La motivazione addotta è che la cocaina può essere facilmente estratta dalla foglia e che rimuovere i controlli internazionali comporterebbe rischi gravi per la salute pubblica.
Diverse organizzazioni impegnate sulle politiche sulle droghe, tra cui International Drug Policy Consortium (IDPC), hanno contestato questa motivazione. I controlli sulla coltivazione della coca e sulla produzione illecita di cocaina sono già disciplinati separatamente da altri articoli della Convenzione del 1961 e dalla Convenzione del 1988 sul traffico illecito di stupefacenti. Inoltre, come sottolineato dall'analisi del Transnational Institute (TNI) sulla vicenda, nessun'altra pianta psicoattiva - né l'oppio, né la cannabis, né il khat, il kratom, l'efedra o il peyote - è mai stata classificata sulla base del principio della cosiddetta "convertibilità" in una sostanza più pericolosa.
Alla sessione riconvocata della Commissione sugli Stupefacenti dell'ONU (CND) del dicembre 2025, rappresentanti di Colombia, insieme a Stati Uniti e organizzazioni della società civile, hanno chiesto chiarimenti formali all'OMS su questa interpretazione del principio di convertibilità, osservando che il mandato dell'ECDD e le competenze dei suoi membri sarebbero limitati a valutazioni di carattere medico e scientifico, non legale.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, avevano preso posizione pubblicamente già il 2 ottobre 2025, sostenendo che eliminare la foglia di coca dalla Schedula I avrebbe finito per "premiare i narco-terroristi". La presa di posizione di Washington è arrivata in un momento in cui l'amministrazione Trump aveva avviato una campagna di attacchi militari contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga nei Caraibi e aveva sanzionato il governo colombiano del presidente Gustavo Petro in risposta all'aumento delle coltivazioni di coca.
Per le popolazioni indigene andino-amazzoniche e per le comunità che da decenni chiedono la fine del divieto globale, la decisione dell'OMS è stata descritta come difficile da comprendere e vissuta come un tradimento delle aspettative create dal processo di revisione.