Martedì 27 ottobre 2026
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Una lezione di buon governo al ministro Nordio – gliela dà una giovane marocchina

Articolo · Annapaola Laldi ·

Di fronte alle proteste anche violente di molti minorenni a Milano, Torino e altre città italiane specialmente di due domeniche fa, l’unica risposta che il nostro governo (sempre “pro tempore”) ha saputo dare, per bocca del ministro della Giustizia Carlo Nordio è stata quella di costruire più carceri minorili, o, addirittura, gettare nelle carceri normali anche i minorenni, senza pensare che essi diventerebbero prede sessuali di diversi altri reclusi. Un’idea stupida, ottusa, controproducente per la società, scandalosa, perché è attestato che il carcere è scuola di delinquenza, la migliore che esista, in tutti i Paesi del mondo. Ma no, questo Governo guarda solo ai voti di chi ragiona di pancia e lascia in vacanza il proprio cervello, e quindi deve essere, come si dice ora, “securitario”, anche se fa l’esatto contrario di ciò che garantirebbe la sicurezza del nostro povero Paese.

E non importa che, all’indomani delle violenze di due domeniche fa, molte personalità abbiano richiamato l’attenzione che, per quanto assolutamente esecrabili, quelle violenze scaturiscono da un reale malessere dei giovani e degli adolescenti che si rendono conto di non avere sbocchi per il loro futuro, se non la miseria – o l’emigrazione se si hanno qualificazioni richieste all’estero (per esempio medici e infermieri). Hanno parlato di ciò il filosofo Massimo Cacciari, il pedagogista Daniele Novara, la sociologa Chiara Saraceno, solo per fare i nomi forse più noti.

Di fronte a tanto squallore, si erge, gigantesca, una diciassettenne di Torino di famiglia marocchina, che parla un italiano perfetto, colorito da un accento romano acquisito chissà dove, come si legge nell’istruttivo articolo di Letizia Tortello, comparso il 24 ottobre su “La Stampa” col titolo La 17enne di Torino: “Mi chiamavano maranza. Oggi ho lasciato la rabbia indietro”. 

Malak Sahili, racconta che, grazie al suo perfetto italiano, «la maestra delle elementari pensava che i miei fossero laureati. Che ridere! Mio padre ci ha abbandonato, non ne so più nulla. Mia madre la nostra lingua la sa, con la sua inflessione. In casa si è sempre parlato solo marocchino».

Malak comincia a provare rabbia per la discriminazione da cui si sente colpita fin dall’infanzia e soprattutto all’inizio dell’adolescenza. Sei straniera, hai la pelle “scuretta”, le guardie giurate ti seguono quando, con gli amici, entri in un supermercato per controllare che non siamo andati lì per rubare …

I problemi di Malik aumentano quando, all’età di otto anni, deve lasciare il quartiere di Madonna Campagna, dove ha imparato l’italiano giocando in un piccolo parco multiculturale, per trasferirsi in un altro quartiere, Aurora, che non è “inclusivo”, forse decisamente razzista. Però lì gli alloggi costano meno.

Da un docente nascono i problemi per Malik. Invece di favorirne l’inserimento, questo signore l’addita ai compagni come “maranzina”. «Ero fragile, nessuno mi ha difeso. Ed io mi sono sentita catapultata in una categoria brutta, violenta. Da lì, in poi, mi sono comportata così».

Ecco, lo vede, signor ministro Nordio, ma anche Tajani, e Salvini … , cosa succede, già nella vita di tutti i giorni a etichettare al negativo le persone, soprattutto bambini e giovani? Li si fa diventare quello che loro non vorrebbero mai essere, cioè feccia. Un passo avanti verso la delinquenza. Ma loro non ne hanno colpa. La colpa è vostra, di voi signori “bene”.

Malak ha un fratello minore e la mamma è fuori tutto il giorno per assistere malati e anziani e portare a casa uno scarso “pane quotidiano”. La ragazzina rinuncia a tante cose, come le gite, perché non vuole chiedere i soldi alla mamma. Cerca abiti che costano poco, neri, al massimo grigi e cerca soprattutto abbigliamento da maranza … «Stavo diventando qualcuno che disprezzavo moltissimo». Con la scuola la frattura è diventata insanabile: «Prima sono diventata molto aggressiva in classe, non ne vado fiera», racconta alla giornalista che prosegue riferendo che ha cominciato a frequentare le lezioni solo quando aveva voglia. «Ho perso mesi e mesi. Passavo le giornate ai parchetti, a girare per il quartiere. Uscivo con chiunque»

Ma ecco la svolta. Se un insegnante è stato all’origine della “caduta” di Malak, degli assistenti sociali sono stati i fautori della sua rinascita, inserendola in un progetto di inclusione al “Cecchi Point”, un presidio socioeducativo di quartiere che fa un importante lavoro di aggregazione di giovani e giovanissimi. Lì, Malak conosce  i programmi di “Save the Children”, si appassiona dell’attività dell’associazione e ne diventa attivista.

La giovane commenta la svolta così: «Mi hanno visto con occhi diversi, molto meglio di una teppista qualunque. Lì ho deciso di dedicare la mia adolescenza a raccogliere i problemi dei miei coetanei».

Oggi frequenta l’”Istituto tecnico a indirizzo Economico Russell Moro” di Torino, e certamente sarà una delle prime della classe, perché è molto motivata a farsi strada nella vita per aiutare il prossimo deriso e vilipeso. “Ha partecipato alle manifestazioni anti- governo, per la scuola, contro il carovita delle scorse settimane. Suona la sveglia a chi non vuol capire”, prosegue l’articolo, per concludere con le sue parole: «La violenza è sempre più giovane? Ho visto bimbi di 11 anni parlare di Isee, 730, anziché di giochi e videogiochi. Non dev’essere un loro problema l’economia famigliare, ma la famiglia non arriva a fine mese».

Ecco, di nuovo, ministro Nordio e compagnia bella, se volete fare qualcosa che faccia bene a tutti – singole persone e Paese al completo – mettetevi alla scuola di questa giovane donna che sa della vita vera, quella vissuta sulla propria pelle, più di tutti voi messi assieme che vi sentite tanto signori!

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