Mercoledì 22 luglio 2026
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Malattie croniche: la sindrome di Sisifo

Articolo · Carola Sonnet ·
La medicina moderna salva la vita e trasforma i moribondi in malati cronici: umanamente è un fatto apprezzabile, ma anche molto oneroso. E' come se il successo divorasse il sistema. Si può uscire da questo circolo vizioso?

Da qualche anno per i pazienti colpiti da una particolare forma di leucemia esiste un farmaco salvavita. Si chiama Glivec. Ha diversi effetti collaterali, ma libera dal tumore del sangue. Bisogna però che il paziente lo prenda vita natural durante, altrimenti il cancro si ripresenta. Trenta pasticche di Glivec costano 3.500 euro e durano un mese.
Quest'esempio mostra che la medicina avanza e che i progressi hanno un costo. Certe diagnosi, che una generazione fa suonavano come condanna a morte, oggi fanno molto meno paura. E se anche la medicina moderna non sempre è in grado di curare, riesce però ad allungare la vita. Insomma, le malattie che una volta portavano alla morte in breve tempo, oggi diventano croniche. “In dieci o venti anni renderemo il cancro una malattia cronica, con cui si può vivere”, dice Otmar Wiestler, capo del Centro tedesco di ricerche oncologiche ad Heidelberg. L'evoluzione è già delineata: se nel 1980 solo il 38% degli uomini viveva cinque anni dopo la diagnosi di cancro, oggi sono più della metà. Tuttavia, i grandi successi medici hanno risvolti onerosi per il sistema sanitario. “Salviamo vite al prezzo di trattamenti molto costosi”, riassume l'esperto in economia sanitaria Juergen Wasem. La scienza definisce “sindrome di Sisifo” il successo che divora il sistema.

Il numero di malati cronici aumenta a una velocità vertiginosa
E' persino banale: i malati cronici costano tanto perché le cure durano a lungo. Paziente cronico è definito colui che impegna il sistema sanitario per almeno un anno. Secondo un'indagine della Federazione delle casse malattia, in Germania un malato su tre è considerato cronico. Il loro numero cresce molto in fretta, non solo perché le malattie gravi si cronicizzano, ma anche perché aumenta il numero di persone affette da malattie di lunga durata come il diabete o la demenza. Anche questo lo si deve ai progressi della medicina.
Già oggi, il 60% della spesa sanitaria ricade sui malati cronici: 35,2 miliardi, solo il 15% delle uscite generali del 2006, è stato speso per persone con disturbi cardiocircolatori; 14,6 miliardi sono andati a coprire i trattamenti oncologici -un incremento del 28% in soli quattro anni. La spesa per i diabetici ammonta a 5,6 miliardi l'anno. Anche i sieropositivi possono vivere a lungo se curati con medicinali efficaci.

Gli esperti: i margini ci sono
Questo sviluppo positivo, ancorché costoso, induce a chiedersi: come si può fare perché i frutti del progresso medico avvantaggino tutti, senza mettere a rischio le finanze pubbliche? Una soluzione indolore non esiste, solo un criterio pragmatico: bisogna sfruttare qualsiasi opportunità che consenta di curare ogni malato cronico a costi ragionevoli. E qui ci sono ancora dei margini, dicono gli esperti. Tra i maggiori problemi sanitari e finanziari c'è la scarsa disciplina di molti malati cronici, che non rispettano le prescrizioni una volta tornati a casa. “Il fatto che i pazienti non prendano le medicine nel modo indicato dal medico, causa una spesa tra i 10 e i 20 miliardi di euro all'anno”, dice Fritz Oesterle, della società di distribuzione farmaceutica Celesio.

“Un letto d'ospedale è il posto più caro del sistema sanitario”
Succede che i malati cronici debbano ricoverarsi un'altra volta per ripristinare il trattamento (in ospedale non si sgarra con le medicine). Del resto, nella maggior parte degli Stati europei iniezioni, farmaci per infusione, terapie del dolore vengono somministrati in una struttura ospedaliera. Eppure, infermieri specializzati sarebbero sicuramente in grado di assistere altrettanto bene se non meglio i pazienti a domicilio. “Basta un calcolo sommario per capire la potenzialità di risparmio che ciò comporterebbe”, secondo Oesterle.
“Un letto d'ospedale è il luogo più caro del sistema sanitario”, secondo David Snow, dell'azienda Usa Medco che, con Celesio, ha creato una joint venture per cambiare i servizi d'assistenza in Germania (in un'intervista ha anche detto: “Un letto d'ospedale costa tre volte il proprio”). L'accordo tra le due società mira a fornire personale infermieristico affinché i pazienti assumano i farmaci correttamente. Ciò può dare un bel risparmio. Se ne avvantaggerebbero le casse malattia -una di loro ha già aderito- e ci guadagnerebbe anche la joint venture.
Se funziona, l'idea può affascinare: i pazienti cronici non dovrebbero più tornare in ospedale e i costi sanitari diminuirebbero senza danno per i malati.

(traduzione di Rosa a Marca dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung del 27-06-2010)
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