Giovedì 1 ottobre 2026
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Il peggior compleanno di Dylan Dog!

Articolo · Marco Solferini ·

La Sergio Bonelli Editore, storico marchio del fumetto italiano (rigorosamente con la maiuscola), festeggia una delle sue testate di maggior successo che taglia il traguardo dei 40 anni: il mitico Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo. Concepito dalla penna del geniale scrittore Tiziano Sclavi, insieme al suo ironico assistente Groucho, al numero 7 di Craven Road nella Londra di fantasia, per ben 481 numeri ha appassionato lettori di ogni età con avventure bilanciate tra mistero, amore e horror.

 

Dylan è stato anche il volto di molte note campagne educative, spesso associate a personaggi famosi del mondo reale: tra queste meritano di essere ricordate quelle, importantissime, contro l’abbandono degli animali, sull'abuso di alcolici e sulla sicurezza stradale.

 

Per i suoi 40 anni, però, la Bonelli ha deciso di importare in Italia una discutibile prassi del marketing americano, tipica dei comics: la retailer incentive variant (o variant incentive), che consiste nel proporre diverse copertine del medesimo albo (in questo caso il numero 481), realizzate ovviamente da artisti differenti.

 

L'albo viene inserito all'interno di una busta opaca che impedisce di sapere quale copertina si stia acquistando. In questo caso troviamo la copertina cosiddetta regular (quella comune), la non comune (1 ogni 4), la rara (1 ogni 40) e la molto rara (1 ogni 400).

 

Mai scelta avrebbe potuto essere più infelice.

 

Da tutta Italia giungono lamentele di consumatori e lettori particolarmente contrariati, poiché la copertina rara e quella molto rara sono diventate oggetto di un'indebita "caccia" condotta dai cosiddetti re-seller: soggetti che cercano di accaparrarsi materiale da collezione (come fumetti o carte da gioco) al solo scopo di rivenderlo online a peso d’oro. Naturalmente esentasse.

Online, infatti, il fumetto in questione — che nella busta venduta in edicola costa 5,80 euro — per la versione rara parte da 150,00 euro e arriva fino a 300,00 euro, mentre quello molto raro si trova addirittura da 600,00 euro fino a oltre 1.200,00 euro, in un diseducativo crescendo rossiniano di speculazione. Questa sì, davvero degna di una trama dell'orrore!

 

La sensazione è che la situazione sia rapidamente sfuggita di mano. I re-seller hanno agito in modo organizzato: numerosi supermercati e minimarket si sono trovati nel giro di pochissimo tempo con gli scaffali pieni di buste di Dylan aperte. Spesso — come mostrano le numerose foto di protesta che circolano online — aperte in modo chirurgico, con l'uso di forbici.

Non solo: forse anche in più di un'edicola gatta ci cova.

 

Abbiamo fatto alcune verifiche. Abbiamo chiesto ad alcuni nostri simpatizzanti di recarsi presso diverse edicole per cercare l'introvabile busta. E si sono sentiti ripetere un po' ovunque che la busta con il numero 481 era esaurita. La cosa strana è che inviando qualcuno a distanza di un paio di giorni, la busta risultava improvvisamente in vendita.

 

Alleghiamo le foto di buste aperte in un supermercato di Bologna e rimaste comunque in vendita.

 

Nello specifico abbiamo fatto una prova: da un lato sembra possibile aprirne un angolo senza grandi difficoltà, quanto basta per permettere di "sbirciare" quale copia vi sia all'interno. L'occasione fa l'uomo ladro, recita il proverbio: non sarà che, ingolositi da queste cifre da capogiro online, anche alcuni edicolanti abbiano deciso di dare un'occhiata al proprio bottino per verificare che non vi sia una copia da rivendere privatamente (ed esentasse)?

Quello che sta accadendo è molto spiacevole. Tanti collezionisti e lettori appassionati che seguono la serie da molti anni e hanno in bella mostra nella libreria di casa tutti i numeri si sentono presi in giro.

 

È veramente assurdo che oggi, per poter completare una collezione, il pubblico sia costretto a rivolgersi a chi si approfitta di questa passione per fare grandi guadagni con le vendite online. Se potessimo, ingaggeremmo l'Indagatore dell'Incubo in persona per fare chiarezza.

 

Nel frattempo chiediamo alla Bonelli come intenda procedere, giacché è davvero improbabile che in una casa editrice così esperta e rinomata nessuno si sia prefigurato questo potenziale problema. 

 

In fondo, è bene ricordarlo, i lettori sono i primi datori di lavoro di ogni casa editrice.

 

A buon intenditor...

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