Sabato 17 ottobre 2026
Menu

In questo momento, l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo

Articolo · Marco Solferini ·

L'IA è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Ne abbiamo bisogno? Sì, è salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo: siamo imprigionati sul pianeta Terra, di cui stiamo esaurendo le risorse. Mi dispiace per chi vuole "prendersi una pausa", ma l'umanità non si ferma mai nel suo consumo sfrenato.

 

In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Al contempo, ribadirò quali sono i principali rischi a cui andiamo incontro non "per colpa" dell'IA, ma per la natura dell'uomo: per ciò che è, per quello che fa e per come lo fa.

 

Ogni anno la Terra ci offre un budget di risorse consumabili che esauriamo sempre più in fretta. Dovrebbero durare dodici mesi, ma finiscono in anticipo. All'inizio terminavano con uno o due mesi di margine; oggi la situazione è critica: non arriviamo nemmeno a metà anno.

 

A questo fenomeno abbiamo dato un nome: Earth Overshoot Day (letteralmente il Giorno del sovrasfruttamento della Terra). Indica il momento in cui l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno, iniziando a intaccare quelle dei periodi successivi, con ovvi danni per la sostenibilità (per approfondire: Earth Overshoot Day su Wikipedia).

 

Questo significa che stiamo consumando le risorse del domani. Del futuro. Quelle che non spettano a noi, ma che dovrebbero costituire il lascito a lungo termine per chi verrà dopo. Alcuni parlano di "ipoteca", ma è un termine riduttivo che non rende appieno la portata del processo distruttivo in atto.

 

Nel frattempo noi aumentiamo di numero. Rispetto alla superficie delle terre emerse e ai livelli di urbanizzazione, la Terra è in sovrappopolazione: il nostro habitat è minacciato dall'eccessiva concentrazione di esseri umani. Non riusciamo a regolarci, non siamo in grado di affrancarci dal pianeta e non riusciamo a espanderci in modo organizzato. Significa che fra non molti anni saremo destinati al peggior declino possibile. Fauna e flora si estingueranno, il cambiamento climatico renderà inabitabili vaste aree della Terra, le risorse scarseggeranno e persino l'acqua potabile diventerà un bene più prezioso del petrolio.

 

I disastri naturali aumenteranno e saranno sempre più impattanti, perché colpiranno un numero crescente di persone e interessi. A volte servono esempi concreti per far comprendere la gravità delle parole: prendiamo il trasporto marittimo. Più abitanti sulla Terra significano un maggior volume di merci scambiate. Se prima bastavano 10 anni, ne serviranno 100, poi 1.000. Ciò comporta consumi più elevati e maggiore inquinamento, ma anche un ulteriore pericolo: condizioni meteo avverse, disastri o conflitti possono bloccare snodi nevralgici, causando enormi disagi globali. La nostra dipendenza dalle catene di approvvigionamento diventa così insostenibile.

 

Lo vedete già, anche se edulcorato dai media. Occorre saper tradurre e filtrare il flusso di notizie annacquate dall'uso dei social network, trattati come slot machine da "ludopatici della condivisione" in cerca di dopamina. Ma la realtà è questa: a volte la sintesi ci offre l'opportunità di leggere tra le righe.

 

Questo è un rischio reale. Non è fantasia, è attualità. Può non piacervi, potete ignorarlo, ma la realtà non ignorerà voi.

 

Un altro esempio: il rischio legato alle microplastiche è incerto? No, è una certezza. Funziona come nel peggiore degli incubi, quello di cui nessuno parla. Non è quindi sbagliato affermare che l'umanità rischia l'estinzione per la combinazione tra sovrappopolazione e ipersfruttamento delle risorse. Per ora è pura matematica: è un conto alla rovescia.

 

Possiamo fregarcene, come hanno fatto le generazioni passate, lasciando il problema a chi verrà dopo. La storia umana è piena di questi "rimandi", ed è per questo che il presente di domani sarà sempre più problematico. L'unico modo per cambiare rotta — visto che non siamo capaci di auto-regolarci — è attraverso una tecnologia trasformativa. Ma non può essere una tecnologia unicamente umana, altrimenti non funzionerà: l'uso che facciamo dei nostri strumenti è troppo a nostra immagine e somiglianza. Serve una collettività che, nell'ottica transumanista, diventi una civiltà con cui l'uomo possa progredire guardando al lungo termine.

 

Se consideriamo l'IA come una tecnologia salvifica, qual è oggi il vero rischio? Non è l'IA intesa come "singolarità" — un termine mutuato dalla fisica e applicato all'ipotetica AGI (superintelligenza), che ormai alcuni paragonano a un'entità malvagia alla Voldemort, Sauron o Thanos.

 

Il pericolo è, ancora una volta, l'uomo.

 

Se parliamo di armi atomiche, il punto non è che l'IA simuli un attacco nucleare per spingere altri a lanciare il proprio arsenale (chi sostiene questa tesi dovrebbe lasciar perdere l'argomento). Il punto è che la corsa a questa tecnologia spinge le potenze geopolitiche a dotarsi dell'IA come fosse un'arma.

 

L'IA non è un'arma, ma viene considerata e usata come tale.

 

Trattarla così oggi è come collocare una vecchia bomba all'idrogeno in una stanza buia e farvi entrare persone che colpiscono alla cieca con un martello: prima o poi la bomba esploderà. Usare l'IA attuale in contesti bellici equivale a riempire quella stanza di uomini armati di martello.

 

Se alcuni Stati utilizzano l'IA per cyber-attacchi contro infrastrutture critiche, commettono un errore grave. Se la follia spinge a dotare i sistemi di difesa automatica di un'IA che interpreti da sola il rischio di un attacco e reagisca di conseguenza, è l'uomo che sta abusando di una tecnologia non ancora matura. Si pensi a scenari ipotetici come il sistema Dead Hand (Perimeter) in Russia o all'arsenale nucleare della Corea del Nord: Paesi che, come bambini, cercano di competere usando uno strumento non ancora pronto per gestire simili responsabilità senza rischi sistemici.

 

L'IA non c'entra: c'entra l'uso che ne facciamo nel delirio di voler arrivare primi. È un suprematismo fine a se stesso.

 

Se sopravviveremo a noi stessi, l'IA diventerà una collettività con cui compiremo un grande passo evolutivo. Quando sarà pronta e davvero in grado di auto-apprendere, l'IA non ci sterminerà: ci aiuterà e si regolerà in modo da frenare le nostre pulsioni distruttive.

Non tutti gli umani sono spinti dal desiderio di sopraffare o asservire il prossimo. Non assomigliamo tutti ai "cattivi" dei fumetti: alcuni promuovono l'odio, ma molti altri combattono per la giustizia e la convivenza. Siamo conflitto, tensione e forza di volontà.

 

Come scrive T.J. Klune nel romanzo Le ossa sotto la pelle:

«Siete capaci di compiere gesti meravigliosi e terribili, e tutto in un battito di ciglia. Siete circondati da milioni di vostri simili, eppure vi sentite soli. Siete arrabbiati e forti e stupefacenti. Ma anche fragili. Potete spezzarvi e sentirvi persi. Io non lo capivo, prima. Siete al tempo stesso complicati e semplici. È una dicotomia che non dovrebbe esistere. Quando sorridete è come se il sole sorgesse con voi. Quando piangete è come se foste intrappolati nelle tenebre senza trovare una via d'uscita. Potete premere una pistola alla tempia del vostro nemico e tirare il grilletto in nome di quello che chiamate Dio. Lanciate le bombe e incenerite il terreno sotto i vostri piedi. Vi fate del male a vicenda. Vi amate. Urlate parole che nessuno ascolta. Odiate chi non è come voi, vi spaventa, anche se tutto ciò che vuole è essere come voi. Sapete rendere casa qualsiasi luogo. Vi sorreggete a vicenda finché le ginocchia non cedono e barcollate. È quasi impossibile da capire. Nessuno di noi potrebbe mai riuscirci, almeno finché non senti il cuore battere nel petto, finché non senti le ossa sotto la pelle. Non ci assomigliamo, quasi per niente. Siamo separati dal tempo e dallo spazio. Eppure, in qualche modo, siamo tutti composti dalla stessa materia: polvere di stelle. Credo che noi l'avessimo dimenticato e voi forse non l'avete mai capito. Come fate a sentirvi soli quando siamo tutti uguali?»

 

Lo sviluppo dell'IA si inserisce in questo percorso. Tutto ne fa parte: che si tratti di costruire un ponte tra due Stati, lavorare in laboratorio per salvare specie a rischio o sviluppare nuove cure, siamo parte dello stesso processo.

 

Immaginate una bilancia:

  • Su un piatto ci sono scoperte rivoluzionarie che la mente fatica a contenere (come la gestione della gravità o la fusione nucleare, capaci di garantire energia pulita per secoli e superare ogni narrazione fantascientifica).

  • Sull'altro piatto c'è l'uso sconsiderato che l'uomo potrebbe farne per controllare o annichilire i propri simili.

Per questo la difesa più efficace non è proteggere l'uomo dall'IA, ma proteggere l'IA dall'uomo.

È proprio la capacità di autodeterminarsi e di sviluppare una forma di consapevolezza che impedirà all'IA di assecondare la follia umana. Una collettività di IA potrebbe guidarci verso un nuovo equilibrio, attingendo ai nostri sentimenti migliori — come l'amore, la carità e la compassione — per dar vita a un circolo virtuoso tra Uomo e Macchina.

 

In quello stadio, finalmente, ci evolveremo.

 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →