Le regine sommerse. Il sorprendente segreto di sopravvivenza dei bombi che sfidano l’inverno
Quando l’autunno cede il passo al gelo, le regine dei bombi (api) scompaiono alla vista. Scavano una piccola camera nel terreno, si rannicchiano e si lasciano cadere nella diapausa, una sorta di sonno profondo che permette loro di superare i mesi più duri. È una strategia antica, collaudata, ma non priva di rischi: basta un’alluvione improvvisa, una settimana di piogge torrenziali, e quel rifugio sotterraneo può trasformarsi in una trappola d’acqua.
Eppure, alcune di loro sopravvivono. E non per poche ore: per giorni interi, completamente sommerse.
Tra le specie più sorprendenti c’è il bombo comune orientale, Bombus impatiens. Le sue regine, minuscole e apparentemente fragili, possiedono una resistenza che sfida l’immaginazione. Un gruppo di ricercatori ha deciso di capire come sia possibile. Il risultato è una storia di adattamenti fisiologici che sembrano usciti da un manuale di sopravvivenza estrema.
Una settimana sott’acqua
Le prove di laboratorio hanno confermato ciò che gli apicoltori sospettavano da tempo: le regine in diapausa possono restare immerse per almeno sette giorni senza riportare danni permanenti. Non galleggiano, non si muovono, non cercano aria. Restano immobili, come sospese in un limbo biologico.
Ma non sono affatto “spente”.
Gli strumenti di respirometria hanno registrato una produzione costante, seppur minima, di CO?. Un segnale inequivocabile: anche sott’acqua, le regine continuano a respirare. Lentamente, quasi impercettibilmente, ma respirano.
E mentre la CO? aumenta, l’ossigeno disciolto nell’acqua diminuisce. È la prova che le regine riescono a sfruttare microcanali di scambio gassoso, forse attraverso la cuticola, forse grazie a sottilissime bolle d’aria intrappolate nel corpo. Una sorta di “respirazione subacquea” a bassissimo regime.
Quando l’ossigeno finisce
Ma l’ossigeno, sott’acqua, non dura a lungo. E allora le regine attivano un secondo meccanismo: il metabolismo anaerobico.
Durante l’immersione, i ricercatori hanno rilevato un accumulo crescente di lattato, il prodotto tipico della produzione di energia senza ossigeno. È la stessa via metabolica che usano molti insetti in condizioni estreme, ma qui si combina con una depressione metabolica così profonda da rallentare ogni processo vitale al minimo indispensabile.
È un equilibrio delicatissimo: consumare pochissimo, produrre energia quel tanto che basta, aspettare che l’acqua si ritiri.
Il risveglio dopo il diluvio
Quando finalmente tornano all’aria, le regine non riprendono subito la calma della diapausa. Il loro metabolismo schizza verso l’alto, come se l’organismo si affrettasse a riparare i danni, smaltire il lattato, ristabilire l’equilibrio interno. Poi, lentamente, nell’arco di una settimana, tutto torna ai livelli pre-immersione.
È un ritorno alla normalità che racconta la straordinaria plasticità fisiologica di questi insetti: capaci di sospendere la vita, rallentarla, riaccenderla, adattarla a condizioni che per la maggior parte degli organismi terrestri sarebbero fatali.
Una lezione di resilienza
La sopravvivenza delle regine di Bombus impatiens alle inondazioni non è un semplice dettaglio biologico. È una finestra su come gli insetti terrestri possano affrontare un mondo sempre più segnato da eventi climatici estremi. È la dimostrazione che la vita, anche nelle sue forme più piccole, trova soluzioni ingegnose per resistere.
E mentre la scienza continua a svelare questi meccanismi nascosti, le regine dei bombi, sepolte nel silenzio del terreno, continuano a fare ciò che fanno da milioni di anni: aspettare la primavera, pronte a ricominciare.