Roberto. Un amico che non c'e' piu'
Ho ammirato Roberto Rogai *.Facile essere spiritosi se la vita scorre, l'argomento si presta e gli interlocutori apprezzano e rilanciano.
Ma se a cinquantacinque anni il cancro ti ha già intaccato diversi organi importanti e l'oncologo parla di un venti per cento di possibilità di guarigione, beh, mettersi a fare dello spirito non è proprio da tutti.
Roberto ci riusciva. Nell'ultima telefonata di dieci giorni fa diceva che in effetti non stava troppo bene e i dolori erano vagabondi, però era contento che qualcosa si fosse smosso dopo una lunga pausa: la trasfusione, la flebo per nutrirlo meglio... "Va bene tutto purché lui (il cancro) non s'accorga che siamo in difficoltà. Lui è potente, ma combatte da solo mentre io ho tanti aiutanti".
Forse può bastare questo per dire di un atteggiamento e di una forza.
E aveva ragione da vendere Francesca quando, conosciuta la diagnosi, scriveva: "L'idea che Roberto debba far bagagli e burattini mi sembra tanto ingiusta, oltre al resto".
Condivido in pieno.
* ha collaborato con l'associazione dalla meta' degli anni Novanta. E' morto il 2 luglio 2010.
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