Street Food: da alimento povero ad attrazione turistica

L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrivono il cibo di strada come cibo e bevande pronti per il consumo venduto sulle strade pubbliche e in altri luoghi simili, preparato nei negozi e laboratori tradizionali, in casa, nei mercati o per strada, cibo pronto per il consumo rapido e immediato, mentre si è in piedi, seduti o anche camminando. Un cibo generalmente venduto in monoporzioni, a differenza dei ristoranti, perché è preparato e venduto da esercenti ambulanti in un punto di vendita specifico in un luogo pubblico, oppure da venditori mobili solo in occasioni speciali come fiere di villaggio, festival o concerti all'aperto.
Il cibo di strada svolge ruoli socioeconomici e culturali importanti ed è popolare in tutto il mondo perché oltre a fornire pasti comodi e a basso costo per le popolazioni urbane, rappresenta una fonte essenziale di reddito per i venditori, in particolare le donne, e può riflettere la cultura locale tradizionale, che rappresenta un'attrazione importante per i turisti.
Il cibo di strada ha un alto valore sociale ed economico, salvaguarda il patrimonio culturale e sociale, stimola e promuove il turismo e offre nuove opportunità di imprenditorialità e reddito in tutto il mondo ed è un fenomeno antico, come dimostrano i thermopolia della Via dell’Abbondanza della Pompei romana. Presente in tutto il mondo con forti valori locali in Italia settentrionale vede un aumento dei furgoni agli angoli dele piazze o lungo le strade per soddisfare i bisogni alimentari dei nottambuli e dei festaioli, mentre nelle aree centrali e meridionali diviene parte integrante del tessuto sociale e culturale delle comunità locali e dove si mangia la torta fritta parmigiana, lo gnocco fritto reggiano, la piadina romagnola, il lampredotto fiorentino, le olive ascolane, gli arrosticini e la porchetta abruzzesi, i supplì al telefono e la pizza bianca con la mortadella romane, i panzerotti fritti leccesi, i salentini rustici, il cuoppo fritto napoletano, gli arancini /e, pane e panelle siciliani, il pani ca 'Meusa palermitano.
Negli ultimi tempi la competitività del settore alimentare è cresciuta anche per i continui e rapidi cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini dei consumatori, aumentando l’interesse per i cibi di strada in tutto il mondo dove due e miliardi e mezzo di persone ogni giorno consumano cibi di strada per i bassi costi e la comodità di un consumo rapido, pratico, economico, accessibile, sostenibile perché spesso preparati con ingredienti freschi e locali offrendo opportunità imprenditoriali con un basso investimento iniziale di capitale. La popolarità del cibo di strada ha portato alla diffusione di piatti regionali, come la pizza in Italia e poi in tutto il mondo, collegando tradizioni diversificate come per esempio il kebab, il tipico street food mediterraneo, diventato popolare anche in Italia.
Molte sono le ragioni del successo del cibo di strada e tra queste si aggiunge anche una continua ricerca da parte di consumatori esigenti di ingredienti di alta qualità e un cambiamento nel ritmo della vita, che è diventato sempre più frenetico, accompagnato da una riduzione delle pause lavorative e da un reddito disponibile inferiore. Un altro importante elemento di successo lo si vede nel turismo che un tempo era di élite e ora è sempre più di massa, che in Italia nel 2024 ha registrato oltre quattrocento milioni di presenze per le quali si vede un continuo aumento di strutture di ristorazione extra-alberghiere e tra queste soprattutto i cibi di strada consumati durante i giri truistici.
Una crescente domanda di cibi di strada di qualità e tradizionali ha portato a un incremento del numero di eventi gastronomici a loro dedicati, ma ha anche messo in luce i rischi che sono di due tipi. Il primo riguarda un loro eccessivo uso in relazione a una dieta in termini di calorie e il secondo concerne i rischi associati ad una mancanza o scarsa conoscenza tra i venditori di cibo ambulante sulle cause delle malattie trasmesse da cibo, il carico microbico, le pratiche igieniche, soprattutto quando lo sviluppo del cibo da strada è più o meno improvvisato se non illegale. Per questo e quando lo street food tende a perdere l'identità locale e a diventare impoverito in termini di diversificazione delle preparazioni, l'OMS stabilisce cinque regole di salute e igiene sottolineando l'importanza di mantenere alti livelli di pulizia, separare i cibi crudi da quelli cotti, cucinare nel modo corretto, mantenere il cibo a una temperatura sicura e utilizzare acqua e materie prime sicure.
(Giovanni Ballarini su Georgofili.it del 04/11/2026)