Mercoledì 21 ottobre 2026
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Il "Tagliadita" e l'"Escobar brasiliano" a processo per narcotraffico a Bruxelles

Articolo · Redazione ·

È in corso a Bruxelles uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni sul narcotraffico internazionale verso l'Europa, noto come caso Bressers-Carvalho o caso Kriva Rochem. Come riporta The Guardian, alla sbarra sono 31 imputati, accusati di aver fatto parte di un'organizzazione criminale capace di trasportare fino a 45 tonnellate di cocaina dall'America Latina all'Europa.

 

Al centro dell'inchiesta ci sono due figure diventate ormai note alle cronache giudiziarie europee. Il primo è il belga Flor Bressers, 40 anni, nato a Lommel, cittadina di circa 35mila abitanti nella provincia belga del Limburgo. Laureato in criminologia alla Vrije Universiteit Brussel, Bressers ha un profilo insolito per un presunto boss della droga: tra i suoi sodali era conosciuto come "il Professore" o "l'Accademico". Il soprannome con cui è diventato tristemente celebre, però, è un altro: "il Tagliadita". L'appellativo risale a un episodio per cui fu perseguito, legato all'accusa di aver fatto tagliare con delle cesoie da potatura un dito a un criminale olandese; in quel procedimento fu assolto per insufficienza di prove. Bressers era ricercato dalle autorità belghe dal maggio 2021 ed è stato arrestato nel febbraio 2022 in Svizzera, a Zurigo, dove viveva sotto falsa identità insieme a moglie e figlio.

 

Il secondo imputato chiave è il brasiliano Sérgio Roberto de Carvalho, 68 anni, ex ufficiale della polizia militare brasiliana, noto in Europa con il soprannome di "l'Escobar brasiliano" o "Maggiore". Carvalho è stato arrestato il 21 giugno 2022 in un albergo di lusso affacciato sul Danubio, a Budapest, nell'ambito di un'operazione congiunta di Interpol, Europol, polizia federale brasiliana e dell'agenzia antidroga statunitense DEA (Drug Enforcement Administration). Secondo quanto riportato dagli inquirenti, prima dell'arresto aveva utilizzato almeno dieci identità false. Estradato in Belgio nel giugno 2023, Carvalho avrebbe perfino inscenato la propria morte, procurandosi un certificato di decesso intestato a un suo alter ego, tale "Wouter", ufficialmente deceduto per complicazioni legate al Covid-19.

 

Secondo l'accusa, Bressers e Carvalho avrebbero guidato insieme un'organizzazione multinazionale che gestiva l'importazione di cocaina prodotta in Perù e Bolivia, fatta transitare attraverso il Brasile - nei porti di Paranaguá e Natal - e destinata infine ai mercati europei. I proventi dell'attività, secondo la pubblica accusa, sarebbero stati riciclati attraverso società di facciata, tra cui l'azienda di trattamento delle acque di Anversa Kriva Rochem, oltre che tramite criptovalute, mercati finanziari e investimenti immobiliari.

 

Le indagini erano partite alla fine del 2019, quando la polizia federale belga aveva scoperto il coinvolgimento dell'azienda Kriva Rochem nell'importazione di cocaina dal Brasile attraverso il porto di Anversa. Nell'aprile 2020 le autorità olandesi avevano sequestrato 3,2 tonnellate di cocaina nel porto di Rotterdam, nascoste in container di minerale di manganese. Nel novembre dello stesso anno Europol aveva reso noto che, nell'arco di sei mesi, sarebbero state fatte transitare attraverso i porti europei fino a 45 tonnellate di cocaina, nell'ambito di un'operazione internazionale che ha portato a 38 arresti in Brasile e ad altri fermi in Belgio, Spagna ed Emirati Arabi Uniti.

 

Carvalho, già condannato in Brasile nel 1998 a 15 anni di carcere per narcotraffico ma rimasto comunque in servizio nella polizia fino al 2010, si sarebbe poi trasferito in Europa vivendo sotto falsa identità - quella di "Paul Wouter" - in una villa da 2 milioni di euro a Marbella, in Spagna. Da quella base, secondo gli inquirenti, avrebbe coordinato tra il 2017 e il 2020 una rete criminale attiva tra Spagna e Portogallo, sfruttando i porti di Setúbal, Leixões, Rotterdam e Anversa. La polizia portoghese sospettava inoltre collegamenti tra Carvalho e il Primeiro Comando da Capital (PCC), la più grande organizzazione criminale brasiliana. Nel novembre 2020 Carvalho era finito nel mirino di un'operazione coordinata con oltre mille agenti di polizia da Portogallo, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Romania ed Emirati Arabi Uniti, ma era riuscito a sfuggire all'arresto.

 

Durante il processo, sia Bressers sia Carvalho hanno respinto ogni accusa, dichiarandosi vittime di una persecuzione giudiziaria e mediatica. La difesa di Bressers ha inoltre contestato l'ammissibilità di alcune prove, chiedendo l'archiviazione del procedimento. Le udienze si sono concluse lo scorso 9 ottobre: la procura ha chiesto per Bressers la pena massima di 20 anni di reclusione, descrivendolo come il vertice di un'organizzazione gestita con rigore quasi aziendale, mentre per Carvalho sono stati chiesti 15 anni. La sentenza è attesa per il 15 dicembre.

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