USA: la guerra ai cartelli della droga copia il modello anti-terrorismo islamico

Gli Stati Uniti stanno applicando alla lotta contro i cartelli della droga latinoamericani lo stesso schema militare usato per vent'anni nella guerra al terrorismo islamico. Come riporta il Daily Caller, lunedì il Pentagono ha trasferito diversi droni MQ-9 Reaper dall'Africa a Colombia ed Ecuador, mentre le forze speciali americane continuano ad addestrare polizia ed eserciti locali nella regione.
Il Reaper, soprannominato "hunter-killer" (cacciatore-assassino), è lo stesso velivolo impiegato per anni negli attacchi contro al-Qaida, al-Shabaab e lo Stato Islamico durante la cosiddetta Guerra Globale al Terrore. Il suo arrivo in Sudamerica segna quindi, almeno sul piano simbolico, un salto di qualità nella campagna contro il narcotraffico.
Il generale Francis L. Donovan, comandante dello SOUTHCOM (il comando militare statunitense responsabile dell'America centrale e meridionale), ha spiegato al quotidiano The Hill che la strategia si basa su cinque linee d'azione principali: smantellare le reti illecite, colpirne la logistica, impedire che gli avversari possano riorganizzarsi, rafforzare la sicurezza dei paesi partner e costruire una coalizione internazionale solida.
Dall'inizio del secondo mandato di Donald Trump, ben venti cartelli di base in America Latina sono stati ufficialmente classificati come organizzazioni terroristiche straniere. Una scelta che non è solo lessicale: secondo l'esperta di criminalità organizzata Guadalupe Correa-Cabrera, docente alla George Mason University, l'amministrazione sta effettivamente ricalcando l'approccio adottato contro il terrorismo islamico, sia nel linguaggio sia nelle modalità operative concrete.
Gli episodi recenti confermano la svolta. A marzo un leader del Tren de Aragua è stato ucciso in Ecuador durante un'operazione congiunta tra forze statunitensi ed ecuadoriane. Il 24 settembre le forze speciali americane hanno nuovamente collaborato con la polizia dell'Ecuador per colpire una rete di traffico di cocaina legata a cartelli messicani. Visti questi risultati, anche Guatemala e Honduras hanno inviato richieste ufficiali agli Stati Uniti per ottenere operazioni congiunte simili sul proprio territorio.
Non mancano però le voci critiche su questa impostazione. Correa-Cabrera avverte che concentrarsi esclusivamente sull'eliminazione fisica dei criminali più visibili rischia di lasciare intatte le reali basi del potere dei cartelli, se non si affronta contestualmente il problema della corruzione dei funzionari pubblici che li proteggono e li agevolano. Non a caso, a fine aprile il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato dieci politici messicani, tra cui l'ex governatore dello stato di Sinaloa, con l'accusa di traffico di droga e di armi.
Il rischio, secondo gli analisti, è che un modello pensato per colpire reti terroristiche prive di radicamento istituzionale si riveli meno efficace contro organizzazioni criminali che, in molti paesi latinoamericani, sono profondamente intrecciate con apparati statali e politici locali.