Mercoledì 8 luglio 2026
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GIORNI DI FESTA. TUTTI A CASA E TUTTI FERMI

Comunicato ·

Firenze, 10 agosto 2005. La sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito il diritto a non lavorare nei giorni festivi infrasettimanali per i lavoratori dipendenti del teatro La Scala di Milano, solleva non poche problematiche.
Non si capisce per quale motivo, tale diritto non debba essere rivendicato anche dai ferrovieri, dai dipendenti di bar e ristoranti, dagli addetti ai controlli delle centrali elettriche, dai dipendenti delle piscine pubbliche nonche' dei cinema, dai tassisti e dagli autisti degli autobus urbani ed extraurbani, dal personale di volo delle compagnie aeree a quello dei traghetti, dai dipendenti degli esercizi commerciali nelle localita' turistiche a quelli delle radio e televisioni, nonche' dei giornali... insomma crediamo di aver reso il concetto.
Nella fattispecie del mondo dello spettacolo, dovremmo dire addio ai concerti di Natale e del Primo Maggio (o quelli delle feste dei sindacati godranno di particolare dispensa, visto che si tratta di diritti materia di queste organizzazioni?).
Evidentemente ci sono delle norme, o delle interpretazioni delle stesse, che vanno al contrario di come quotidianamente viviamo. E quindi i casi sono due: o si deregolamenta tutto o si cerca di seguire lo stesso parametro.
Nel primo caso
si tratterebbe di abolire tutti i vincoli che nascono da contratti e far si' che ognuno stabilisca un contratto (in senso ampio del termine) a suo piacimento e necessita': nel mondo della scuola, per esempio, se un insegnante o uno studente fosse ebreo o musulmano, dovrebbe/potrebbe non fare il suo dovere il sabato o il venerdi'.
Nel secondo caso, dovendo armonizzarci, un minimo senso comune logico bisogna cercare di seguirlo. E dov'e' questo senso nella sentenza della Cassazione?
Noi auspichiamo che ognuno possa fare da se', anche nella liberta' di stabilire gli obblighi di un proprio contratto di lavoro, e per questo svolgiamo un costante e quotidiano servizio di informazione e consulenza per la crescita del senso civico ed economico degli individui. Forse un giorno questo senso si tradurra' anche in norme o leggi (o meglio di abolizione degli attuali vincoli), per cui auspichiamo che nel frattempo non ci si faccia male come con questa sentenza.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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