QUANDO I DIVIETI NON PAGANO: NE' PER GLI INDIVIDUI NE' PER LO STATO. PROCREAZIONE ASSISTITA, RICERCA STAMINALI EMBRIONALI, DROGHE, ABORTO.
Firenze, 12 Aprile 2005. Secondo i dati diffusi oggi da un convegno dell'associazione "L'altra cicogna", costituita da persone e coppie con problemi di infertilita', dopo poco piu' di un anno dall'approvazione della legge 40 sulla fecondazione assistita, e a due mesi dalla tenuta dei referendum che ne chiedono l'abrogazione parziale, il turismo procreativo verso l'estero sarebbe cresciuto del 20%, mentre il tasso di gravidanza sarebbe diminuito di circa un terzo.
Se qualcuno, specie tra i nostri legislatori, credeva che la legge potesse servire anche come stimolo educativo, crediamo che dovra' ricredersi. Perche' quando alcune abitudini e necessita' sono consolidate e senza alternative, in un'era di globalizzazione dell'informazione, dell'economia e delle esigenze, non c'e' ostacolo che tenga: se, per esempio, un intervento di inseminazione artificiale puo' anche costare molto meno farlo a Barcelona che non a Bologna, perche' la citta' iberica e' raggiungibile ad un costo di trasporto inferiore che non Bologna, va da se' che, in presenza di un divieto a Bologna, andare a Barcelona e' un "gioco da ragazzi".
Oltre al punto di vista degli utenti di questo servizio, altrettanto vale per la ricerca scientifica con le staminali embrionali. Vietata dalla legge 40/04, i ricercatori che si sentono di avere qualcosa da dare in merito, non hanno che da solcare una delle innumerevoli porte spalancate dei laboratori di quasi tutti i Paesi confinanti col nostro, e non solo.
L'essere umano, a differenza di quanto pensa il nostro legislatore, e' piu' adulto, piu' informato, piu' autosufficiente: cioe' in grado di discernere come e se fare una scelta rispetto ad altre, ignorando completamente, se divergente coi propri interessi, quello che dovrebbe/potrebbe essere l'indicazione dello Stato. Un dato di fatto che andrebbe sempre preso in considerazione quando si fa una legge. Il nostro legislatore che pretende di imporre un modo e uno stile di vita, non si rende conto che, invece, il proprio modus vivendi potrebbe benissimo convivere con altri anche opposti: perche' se cosi' non e', dietro l'angolo c'e' sempre quello che ci serve.
Anche illegale.
Ed e' questo l'aspetto piu' delicato che, per esempio, riguarda il mercato clandestino delle droghe tipo marijuana: usate da milioni di persone nel nostro Paese, nonostante i divieti e le sanzioni, sempre piu' milioni di persone continuano a farne uso. E il legislatore invece di informare ed educare perche' ci sia un uso consapevole, mette la testa sotto terra come lo struzzo, rilegge i propri salmi di convincimento ideologico ispirati a scienza e costumi di qualche secolo fa, e continua nella sua politica dei divieti.
Per finire con l'aborto e i limiti che impongono i certificati medici e l'impossibilita' di accedervi senza consenso dei genitori al di sotto dei 18 anni. La realta' e' che 1) i certificati sono una sorta di pro-forma che la maggiorparte dei medici si vergogna ad elargire nei tempi e nei modi previsti dalla legge (cercare di scoraggiare la richiedente prima di doverla dichiarare "pazza" per esercitare il diritto); 2) alle ragazze tra sedici e diciotto anni, a cui e' "consentito" il rapporto sessuale tra coetanei, non e' invece consentito la gestione del proprio corpo e della propria sessualita' nel caso decidessero di abortire.
Paese che vai usanze che trovi? Forse e' il momento che alle "usanze" si sostituiscano i "diritti", ma non solo quelli del secolo scorso e dei nostri nonni, ma con l'aggiunta di quelli legati ad esigenze che cambiano e maturano.
Altrimenti al posto dei diritti si fa avanti la barbarie, e non giova ad alcuno, anche a coloro che non farebbero mai un figliolo con la procreazione assistita, non fumerebbero mai uno spinello e non farebbero ma un aborto.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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