Cavalli: animali d'affezione o agricoli? Il dibattito in Parlamento

Il cavallo è un animale da compagnia o un animale agricolo? La domanda, apparentemente semplice, è al centro di un acceso dibattito che coinvolge allevatori, associazioni animaliste, veterinari e ora anche il Parlamento italiano. Come riporta il Corriere della Sera, i sostenitori della categoria "agricola" difendono con forza la distinzione tra animali d'affezione e animali da reddito, ritenendo che il cavallo debba restare legato al mondo rurale e all'allevamento, con tutte le implicazioni normative ed economiche che ne conseguono.
Sul fronte opposto si muovono quattro proposte di legge attualmente all'esame della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Il testo più discusso è il disegno di legge A.C. 2585, presentato dalle deputate Evi, Prestipino e Serracchiani, che punta a riconoscere gli equidi — cavalli, asini, muli e bardotti — come animali di affezione, vietandone la macellazione e l'importazione o esportazione a scopo alimentare. Il provvedimento è stato assegnato alla Commissione il 20 febbraio 2026 e non produce ancora effetti giuridici.
Le implicazioni pratiche sarebbero significative. La proposta prevede l'istituzione di un registro anagrafico degli equidi presso i servizi veterinari delle ASL, con obbligo di iscrizione entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, e un fondo di 5 milioni di euro annui per sostenere la riconversione degli allevamenti oggi destinati alla produzione alimentare.
Chi si oppone alla riclassificazione evidenzia che il divieto di macellazione potrebbe compromettere la sopravvivenza economica degli allevamenti di razze autoctone minori, la cui continuità è strettamente legata alla sostenibilità della filiera zootecnica. È la posizione espressa dall'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) in audizione parlamentare il 29 aprile 2026: pur non chiudendo la porta al dibattito, i veterinari hanno chiesto che le scelte normative siano fondate su evidenze scientifiche e hanno proposto l'istituzione di una Commissione interministeriale permanente per la tutela degli equidi.
Dall'altra parte del fronte, le organizzazioni protezioniste — tra cui LAV, Animal Equality, Italian Horse Protection e Horse Angels, tutte audite in Commissione — sostengono che il riconoscimento come animale d'affezione rispecchi la sensibilità ormai prevalente nell'opinione pubblica. Un'indagine Ipsos per Animal Equality indica che l'83% degli italiani non consuma carne equina, spesso per ragioni emotive o etiche, e che il consumo è in calo rispetto agli anni precedenti. Animal Equality ha inoltre denunciato il legame tra la fase finale della vita produttiva del cavallo e fenomeni di criminalità organizzata, citando macellazioni clandestine e maltrattamenti.
Sul piano normativo, la distinzione tra animale d'affezione e animale da reddito è tutt'altro che neutrale. Nel diritto italiano, gli animali d'affezione sono quelli detenuti senza finalità produttive — categoria che comprende oggi principalmente cani, gatti e furetti. Gli equidi non vi rientrano esplicitamente. La cornice europea è altrettanto complessa: le proposte italiane dovranno essere armonizzate con il Regolamento (UE) 2016/429 sull'Animal Health Law, il Regolamento (UE) 2015/262 sul passaporto equino e altre norme comunitarie che regolano il trasporto e la macellazione degli animali.
Una volta concluso il ciclo di audizioni, la Commissione adotterà un testo base che unificherà i contenuti delle quattro iniziative legislative in esame (C. 48 Brambilla, C. 2187 Zanella, C. 2270 Cherchi e C. 2585 Evi). Solo allora sarà possibile capire quale impostazione prevarrà: quella che vede nel cavallo un patrimonio rurale da tutelare come risorsa produttiva, o quella che ne riconosce il legame affettivo con l'essere umano come criterio giuridico determinante.