Lunedì 8 giugno 2026
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Legalizzazione cannabis nei Balcani: mercati illegali si trasformano

Irriverente · Redazione ·

Secondo quanto analizzato dal Global Initiative against Transnational Organized Crime (GI-TOC), la progressiva legalizzazione della cannabis a scopi medici in alcuni paesi dei Balcani Occidentali sta ridisegnando i mercati della droga nella regione, senza però ridurne la pericolosità complessiva.

 

La cannabis rimane la sostanza stupefacente più consumata nei Balcani Occidentali, e la regione ha storicamente svolto un ruolo centrale sia nella coltivazione illecita — con l'Albania come principale produttore — sia come corridoio di transito verso l'Europa occidentale. Le rotte di contrabbando attraversano il Kosovo, la Serbia, la Bulgaria e la Grecia, mentre parte del prodotto viene scambiato con eroina proveniente dalla Turchia.

 

La Macedonia del Nord ha legalizzato la produzione di cannabis per uso medico nel 2016. L'esperienza, però, si è rivelata problematica: in più occasioni documentate, cannabis prodotta legalmente è finita in quantità significative sul mercato illegale. Vi sono accuse secondo cui i partiti al governo in Macedonia del Nord avrebbero favorito propri associati nel rilascio delle licenze, con procedimenti che avrebbero attratto imprenditori con precedenti penali rilevanti sia dall'interno che dall'estero. Entro marzo 2024 risultavano registrate quasi 70 aziende legate alla cannabis, a fronte di un mercato medico locale estremamente limitato.

 

La situazione del paese evidenzia un paradosso in cui alcuni ministeri traggono profitto dalla coltivazione di cannabis mentre la polizia spende tempo e risorse per gestire le ricadute generate dalla stessa attività.

 

Sull'onda di quella esperienza, l'Albania — già considerata una delle principali fonti di cannabis coltivata illegalmente — ha avviato il processo per costruire un quadro normativo finalizzato alla legalizzazione della cannabis medica. Il Parlamento albanese ha votato il 21 luglio 2023, con 69 voti favorevoli e 23 contrari, per legalizzare la cannabis medica. La superficie totale consentita per la coltivazione a fini medici non può superare i 200 ettari sull'intero territorio nazionale; i richiedenti non devono essere sotto indagine né aver riportato condanne per reati gravi, e devono sottoporsi a verifiche supplementari sui precedenti.

 

Tuttavia, i rischi restano concreti. L'esperienza della Macedonia del Nord, dove cannabis prodotta legalmente è stata dirottata verso il mercato nero e le procedure di licenza hanno subito accuse di corruzione, alimenta le preoccupazioni. Permangono interrogativi sui rischi di corruzione nel processo di rilascio delle autorizzazioni albanesi e sulla corretta destinazione dei proventi fiscali generati dal settore. In termini di resilienza alla criminalità organizzata, l'Albania si colloca all'84° posto nella classifica globale del GI-TOC, sotto la Macedonia del Nord (73° posto), il che indica che il processo di acquisizione delle licenze potrebbe essere ancora più vulnerabile a manovre da parte di soggetti politicamente collegati.

 

Esperti avvertono che qualificare la coltivazione di cannabis come «medica» o «industriale» rischia di normalizzare quella che storicamente è stata un'attività profondamente illecita. Analisti mettono in guardia sul fatto che legittimare la coltivazione potrebbe ulteriormente radicare la criminalità organizzata nell'economia albanese: il denaro della droga avrebbe già distorto il mercato immobiliare, in particolare a Tirana, dove grattacieli di lusso proliferano senza fonti di finanziamento verificabili.

 

Sul piano della criminalità organizzata transnazionale, gli ambienti normativi sempre più permissivi — in Nord America, Europa e America Latina — creano opportunità per i mercati leciti, ma non eliminano il commercio illegale. La regolamentazione o la legalizzazione possono indebolire alcune economie criminali, ma possono anche spingere i gruppi criminali a trafficare in altre merci, spesso più dannose. Nel caso dei Balcani Occidentali, gruppi criminali inizialmente concentrati sull'eroina e sul traffico di cannabis si sono rapidamente diversificati verso la cocaina, stringendo alleanze con cartelli sudamericani e ampliando la propria presenza internazionale.

 

Infine, anche la Bosnia-Erzegovina si è mossa in questa direzione: il 29 dicembre 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato ufficialmente la legalizzazione della cannabis per uso medico, reclassificando la sostanza da categoria di assoluto divieto a tabella «sotto stretto controllo», con effetto dal 1° gennaio 2026. Nel frattempo, il traffico di cannabis rimane un'attività criminale altamente redditizia nella regione: il prezzo al dettaglio oscilla tra 7 e 10 euro al grammo, mentre all'ingrosso si va da 1.200 a 2.000 euro al chilogrammo, margini che continuano ad alimentare produzione, distribuzione e traffico transfrontaliero all'interno di reti criminali ben organizzate.

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