Sabato 6 giugno 2026
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Una riflessione sul fallimento del referendum dell'8-9 giugno

Lapulce · Annapaola Laldi ·
Mentre l’italico trumpino si è scatenato, lunedì scorso, in un twist sulle parole: “Guarda come Gongolo/guarda come Gongolo, ballo il twist …”1), molti dei promotori e sostenitori dei cinque quesiti referendari bocciati senza appello per la mancanza del quorum hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno – con una spettacolare arrampicata sugli specchi.
Che fosse difficile riuscire a portare alle urne il 50% più uno dei votanti si poteva immaginare e non solo per l’ignobile propaganda per l’astensione  della destra destra, con l’esibizione penosa della presidente del Consiglio che fa le sue consuete mossette e moine, affacciandosi al seggio senza ritirare le schede. La solita ipocrisia, ma questa volta senza veli! – almeno questo!
Come avevano già osservato alcune personalità, sia pure favorevoli ai 5 SI’, era un azzardo chiamare ancora gli elettori al referendum dopo una sfilza di fallimenti di questo strumento di democrazia diretta e anche dopo l’esperienza del calo di partecipazione alle ultime elezioni comunali e regionali.
Comunque sia, domenica 8 giugno i seggi sono stati aperti fino al primo pomeriggio del 9 giugno e, in totale, in tutta Italia, si sono presentati a esprimere un voto valido 14 milioni di elettori ed elettrici.
Quello che ha colpito tutti – e ha scatenato, in particolare, nel suo ballo Matteo Salvini, è stata l’alta quota dei NO nel quinto quesito, quello sul dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza da parte degli immigrati che abitano stabilmente da molti anni in Italia, svolgendovi un lavoro che, come sappiamo, è essenziale per il nostro Paese.
Ebbene, sembra che abbia ragione “Il Post”  quando scrive: «Molte delle persone che hanno deciso di andare a votare per questo referendum lo hanno fatto per opporsi alla modifica della legge, contrarie quindi a ridurre il tempo di attesa per avere la cittadinanza. Il 65 per cento ha votato a favore barrando il “Sì”, mentre il 35 per cento ha scelto il “No”. Il risultato è politicamente significativo perché è su questo quesito che nelle ultime settimane c’era stata più mobilitazione, soprattutto tra le persone giovani».
Io percepisco la sconfitta come tale, anche personalmente; nel mio piccolo, usando “WhatsApp”, ho tenuto alta l’attenzione dei miei conoscenti prima di tutto sull’importanza della partecipazione e poi anche, in subordine, del SI’.
Non mi voglio, adesso, dilungare in analisi che non so neppure fare. Mi limito a indicare l’attenzione che tutti quanti i perdenti hanno dato a quei 14 milioni di elettori andati alle urne e dicono, Landini in testa, ”Ripartiamo da qui”.
Possibile che il centro sinistra voglia intestarsi davvero quei 14 milioni? Possibile che Elly Schlein, Giuseppe  Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi (se ho dimenticato qualcuno me ne scuso) pensino che fra due anni, al momento delle elezioni nazionali (o prima, se madama Meloni lo considererà più conveniente per sé),una loro possibile coalizione possa raggiungere almeno la quota di 14 milioni di preferenze?
Farebbero meglio, adesso, subito a effettuare  un controllo sui dati anagrafici di chi è andato alle urne l’8 e il 9 giugno.
A occhio e croce, ho la netta impressione che la settimana scorsa siano andati alle urne, in maggioranza, persone anziane e molto anziane. Le cronache nazionali hanno messo in evidenza, con tanto di fotografia, la partecipazione al voto di alcune elettrici di ben 105 anni:  la signora Imelde Zamarato, in provincia di Padova, la signora Nulla Dazi Romandini, in provincia di Venezia, e so di altre due elettrici della stessa età, una a Gualdo Tadino (provincia di Perugia) e un’altra nell’Empolese-Val d’Elsa. Hanno partecipato, si legge, a tutte le elezioni, fino dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Come loro, anche molti altri elettori di ragguardevole età (me compresa) sono andati ai seggi, perché hanno imparato, fin da giovani, quanto sia importante l’impegno di contribuire con il voto alla politica del nostro Paese, e non si rassegnano alla deriva anticostituzionale voluta dall’attuale governo, “diversamente fascista”, pur sempre tale.
Ecco, se le cose stanno così, se gli elettori, diciamo dagli ottanta in su che sono andati alle urne fossero una percentuale rilevante … siamo sicuri che saranno ancora vivi e in grado di votare anche fra due anni?
Di questo bisogna che si occupino tutte le forze del cosiddetto centro-sinistra, sempre sperando che vadano alle prossime elezioni compatti, senza fare bischerate.
 
1)   ovvio riferimento al Gongolo dei sette nani della Biancaneve Disney prima maniera.
 
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