AI, in 10 Stati referendum su data center nel voto di midterm
Il 3 novembre, giorno delle elezioni di midterm negli Stati Uniti per il rinnovo di Camera, Senato e cariche esecutive statali, gli elettori di dieci Stati americani saranno chiamati a esprimersi anche su decine di misure locali riguardanti i data center per l'intelligenza artificiale. Come riporta Reuters, si tratta di almeno 41 proposte in 38 giurisdizioni diverse, distribuite tra Ohio, Illinois, California, Florida, Michigan, Nevada, Kansas, Maine e Wisconsin.
Le richieste sul tavolo non puntano a bocciare l'intelligenza artificiale in quanto tale, ma a introdurre moratorie, divieti veri e propri o nuove condizioni per la costruzione e il funzionamento di questi impianti, che negli ultimi mesi sono diventati un tema politico sempre più sentito a causa del loro impatto su territorio, consumo di energia elettrica e acqua, rumore e clima.
L'Ohio è lo Stato con il maggior numero di quesiti sul tema: secondo quanto riportato da Reuters, gli elettori di più di una dozzina di giurisdizioni dovranno pronunciarsi su 21 proposte diverse, secondo i dati del gruppo di ricerca non partisan Ballotpedia. A Heath, ad esempio, si propone di vietare la costruzione di data center che consumano almeno 23 megawatt al mese, mentre a Sunbury, vicino Columbus, una misura che vieterebbe gli impianti sopra i 25 megawatt di potenza potrebbe bloccare un progetto da 2 miliardi di dollari di Amazon.
Anche in Illinois si vota su diverse misure: a Bloomington gli elettori decideranno su una moratoria riguardante i grandi data center. Nel Maine, nella contea di York e nella cittadina di Wiscasset, si discute invece di divieti o moratorie temporanee, rispettivamente di 180 giorni e sei mesi.
Il tema è arrivato anche sul tavolo della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver imposto ai data center di produrre la propria elettricità e di restituire l'energia in eccesso alla comunità locale, ipotizzando anche il pagamento di un "dividendo" ai residenti delle zone interessate. In passato lo stesso Trump aveva invece attaccato chi si oppone a questo tipo di infrastrutture, sostenendo che una simile opposizione sarebbe destinata a trasformarsi in povertà futura per chi la pratica.
Tra le preoccupazioni sollevate dai comitati locali ci sono anche le esenzioni fiscali concesse alle aziende che costruiscono i data center, a fronte di un numero di posti di lavoro creati giudicato spesso esiguo, e la richiesta di maggiore trasparenza nei processi che portano all'approvazione di questi progetti da parte delle amministrazioni locali.
Secondo Reuters, nonostante la crescente opposizione locale, il settore non sembra rallentare: la capacità statunitense di data center in costruzione sarebbe cresciuta del 48% tra dicembre 2025 e giugno 2026, secondo i dati della società immobiliare Cushman & Wakefield.