Lunedì 28 settembre 2026
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Gli attacchi contro i pescherecci ecuadoriani sollevano preoccupazioni umanitarie, ma l'amministrazione Trump non vacilla

AMERICHE - USA
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Mentre il segretario di Stato statunitense Marco Rubio veniva insignito a Quito della più alta onorificenza ecuadoriana dal presidente Daniel Noboa, dieci pescatori ecuadoriani la cui barca era stata fatta esplodere dalle forze armate Usa restavano alla deriva nell'oceano Pacifico orientale. Come riporta The Guardian, l'episodio riaccende le preoccupazioni umanitarie sulla campagna antidroga della Casa Bianca nel Pacifico e nei Caraibi, senza però che l'amministrazione Trump mostri alcun segno di ripensamento.

 

L'8 settembre, un giorno prima dell'arrivo di Rubio in Ecuador, una nave militare statunitense ha intercettato in acque internazionali il peschereccio Don Rufo. Il capitano dell'imbarcazione, Mero Calderón, 50 anni, ha raccontato al quotidiano britannico che i militari americani erano saliti a bordo armati come per una guerra. L'uomo ha tentato di mostrare loro il pescato per dimostrare che l'equipaggio stava semplicemente lavorando, ma i soldati non gli hanno creduto. Secondo il racconto di Calderón, i militari hanno portato a bordo due grosse bombe, hanno trasferito l'equipaggio sulla propria nave, li hanno ammanettati e bendati e infine hanno fatto saltare in aria il peschereccio.

 

Sei pescatori, incluso lo stesso Calderón, sono stati consegnati alle autorità locali. Altri dieci membri dell'equipaggio, che stavano pescando più al largo su un'imbarcazione più piccola non attrezzata per raggiungere autonomamente la costa, sono rimasti dispersi in mare. La marina ecuadoriana li ha recuperati soltanto il 10 settembre, quando Rubio si trovava già in Perù in procinto di tornare negli Stati Uniti. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha pubblicato un video montato di 14 secondi dell'operazione, sostenendo che le informazioni di intelligence avevano confermato come l'imbarcazione fosse utilizzata da un'organizzazione criminale come stazione di rifornimento galleggiante per i motoscafi che trasportano droga: un'accusa che i pescatori respingono con fermezza.

 

Il caso del Don Rufo è una delle otto operazioni condotte contro imbarcazioni ecuadoriane in poco più di due settimane, l'ultima delle quali risale al 16 settembre. Si tratta di episodi distinti rispetto ai circa 70 attacchi aerei statunitensi condotti nel Pacifico e nei Caraibi, che dall'anno scorso hanno causato la morte di 234 persone: nelle operazioni contro i pescherecci ecuadoriani, infatti, gli equipaggi vengono rimossi dalle imbarcazioni prima che queste vengano affondate.

 

A differenza degli attacchi unilaterali statunitensi contro altre imbarcazioni, questa nuova serie di operazioni gode del sostegno esplicito del presidente ecuadoriano di destra Daniel Noboa, che le definisce "operazioni congiunte". Noboa ha firmato un accordo con la Casa Bianca che autorizza tali interventi e garantisce l'immunità penale al personale militare statunitense coinvolto. Donald Trump ha paragonato le operazioni contro i trafficanti di droga alla campagna militare condotta contro lo Stato islamico, sostenendo che i trafficanti dovrebbero essere uccisi, esiliati o detenuti come combattenti nemici, senza possibilità di rilascio.

 

Le organizzazioni per i diritti umani definiscono questi attacchi vere e proprie esecuzioni extragiudiziali. Un relatore speciale delle Nazioni Unite ha concluso che esistono ragionevoli motivi per ritenere che tali operazioni possano configurarsi come crimini contro l'umanità. Il 19 settembre altre quattro persone sono state uccise in un attacco condotto nei Caraibi, senza che le autorità statunitensi ne rivelassero l'identità né fornissero prove del loro coinvolgimento in attività criminali.

 

Il Guardian ricorda inoltre che tre casi risalenti ai primi mesi dell'anno restano tuttora non rivendicati da Washington: il 20 gennaio il peschereccio Fiorella è scomparso con otto membri dell'equipaggio a bordo, dopo che alcuni di loro avevano riferito ai familiari di sentirsi sorvegliati da droni e da una nave su cui dicevano di aver visto una bandiera statunitense. Organizzazioni per i diritti umani e giornalisti hanno identificato altri due casi con caratteristiche simili avvenuti a fine marzo, in cui però i pescatori sono sopravvissuti. Il Washington Post ha riferito che questi tre episodi farebbero parte di un programma segreto della Cia, agenzia che ha rifiutato di commentare la vicenda.

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