BTP, rendimenti ai massimi dal 2023: l'inflazione erode i guadagni
Il Tesoro italiano ha collocato 7 miliardi di euro di BTP con rendimenti ai massimi dal 2023, in una fase in cui la tensione sui tassi di interesse, dopo essere partita dagli Stati Uniti, si è spostata anche sull'Europa. Come riporta Criptovaluta.it, l'asta ha riguardato tre scadenze - a tre, sette e quindici anni - e il Tesoro è riuscito ad assegnare l'intero importo massimo previsto su tutti e tre i titoli.
Il BTP a 3 anni ha reso il 3,69%, con un aumento di 27 punti base rispetto all'asta di settembre: si tratta del livello più alto da novembre 2023. Il titolo a 7 anni è salito al 4,24%, mentre il quindicennale è stato collocato al 4,84%. La domanda ha superato ampiamente l'offerta su tutte e tre le scadenze, con rapporti di copertura (bid-to-cover, il rapporto tra ordini ricevuti e titoli offerti) pari a 1,56 sul triennale, 1,59 sul settennale e 1,60 sul quindicennale.
Dietro ai rendimenti nominali più alti degli ultimi tre anni, però, si nasconde una realtà meno favorevole per i risparmiatori. L'inflazione italiana di settembre, stimata dall'Istat al 4,2% (con i prezzi dell'energia in aumento del 22,3% e l'inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, all'1,7%), erode quasi per intero il guadagno offerto dai titoli di Stato. Il rendimento reale netto del BTP decennale, pari al 4,545% lordo, scende infatti a -0,22% una volta sottratte tasse e inflazione: un valore tornato in territorio negativo dopo quasi tre anni. Il minimo storico di questo indicatore era stato toccato a fine 2022, quando il rendimento reale netto era crollato a -8,5% con l'inflazione all'11,8%.
Sul fronte dei differenziali tra titoli di Stato, lo spread tra BTP e Bund tedesco è salito a 108,6 punti base, con un incremento di 4,3 punti dall'inizio di ottobre. Al contrario, lo spread tra BTP e OAT francese è sceso a -28,8 punti base, un minimo dal 2018: significa che il mercato chiede oggi alla Francia un premio di rischio superiore a quello richiesto all'Italia, un'inversione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile.
Guardando ai mercati monetari, i future sull'Euribor a tre mesi quotano 97,325 per il mese di ottobre, equivalente a un tasso del 2,675%: un livello che sconta ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, oggi fermi al 2,65%, in vista della riunione del consiglio direttivo del 29 ottobre.
Per i risparmiatori che guardano ai titoli di Stato come strumento di investimento, il quadro che emerge da questa tornata di aste è dunque duplice: da un lato cedole nominali più generose, che non si vedevano da tre anni; dall'altro un'inflazione che, se dovesse mantenersi su questi livelli, continuerebbe a comprimere in modo significativo il potere d'acquisto reale di chi sottoscrive questi titoli, al netto della tassazione sulle rendite finanziarie.