Giovedì 5 novembre 2026
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Carceri, pochi progressi e tanti problemi: nuove bacchettate dal Consiglio d’Europa

U.E. - ITALIA
Notizia ·

 Carceri, in Italia qualche spiraglio di passo avanti per la situazione generale dei detenuti ma ancora tante cose da correggere. Il rapporto del comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa sulle prigioni del Paese dipinge una quadro con poche luci e tante ombre. Si dà atto al governo delle azioni intraprese attraverso il ‘Piano Carceri‘ e la nomina di un Commissario straordinario per le infrastrutture carcerarie. Tuttavia, a giudizio del Comitato, “viste le criticità croniche che affliggono il sistema penitenziario, è necessario accelerare l’attuazione del piano“.

Allo stesso modo, il rapporto redatto dall’organismo del Consiglio d’Europa, riconosce gli sforzi compiuti dalle autorità italiane per promuovere ulteriori opportunità lavorative per i detenuti negli istituti visitati, anche attraverso la concessione di agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. Anche qui, però, alle intenzioni non corrispondono le situazioni. È parere del Comitato che “la gamma di attività offerte ai detenuti deve essere ulteriormente ampliata“. Secondo i relatori del documento, “a tutti i detenuti dovrebbe essere garantito un programma giornaliero strutturato, composto da attività personalizzate e supervisionate da un’équipe multidisciplinare”.

Celle piccole, violenza tra detenuti, isolamento: i nodi da sciogliere

Nel caso italiano “la stragrande maggioranza” dei detenuti dichiara di essere stata trattata correttamente dal personale penitenziario. Gli agenti penitenziari dunque non si macchiano di abuso di potere, ma la situazione cambia dentro la cella: il rapporto rileva che “il fenomeno della violenza e dell’intimidazione tra i detenuti rimane una caratteristica persistente all’interno del sistema penitenziario italiano“. Problemi quali la mancanza di campanelli di chiamata nella maggior parte delle celle e l’assenza di agenti di custodia nelle sezioni detentive vengono individuati come fattori che contribuiscono alla violenza tra i detenuti.

Da qui la richiesta al governo di “una strategia globale per prevenire la violenza e l’intimidazione tra i detenuti”, promuovendo un approccio basato su una reale “sicurezza dinamica” da parte del personale penitenziario. 

Il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa ribadisce quindi “la necessità di riformare le misure rigorose e restrittive applicate ai detenuti sottoposti a varie forme di isolamento”, come il regime di ‘sorveglianza particolare’ e l’isolamento diurno imposto dall’autorità giudiziaria ai condannati all’ergastolo. L’Italia dovrebbe limitarne il ricorso.

 

Altro problema strutturale, quello degli spazi. Al momento delle visite condotte in Italia “quasi un quarto dei detenuti” era ospitato in celle che offrivano a ciascuno di loro uno spazio vitale compreso tra soli 3 e 4 metri quadrati. Il rapporto invita le autorità italiane a garantire la conformità allo standard minimo del Consiglio d’Europa, che prevede 4 metri quadrati di spazio vitale per persona nelle celle a occupazione multipla (escluso il vano destinato ai servizi igienici).

L’invito a provvedimenti ‘svuota-carceri’

“Il sovraffollamento carcerario costituisce un’altra caratteristica del sistema penitenziario italiano”, rileva il nuovo rapporto del Consiglio d’Europa. Anche per questo motivo, in ragione di un fenomeno mai risolto né superato, viene sottolineata l’importanza di “promuovere un’ampia gamma di sanzioni alternative, al fine di ridurre il numero di persone recluse, riconoscendo al contempo la necessità di investire nel miglioramento delle infrastrutture penitenziarie e della loro capacità ricettiva”. Tradotto: meno arresti e custodie in carcere, insieme agli interventi migliorativi per le case circondariali.

La questione femminile: le carceri in Italia non sono luoghi per donne

A leggere annotazione e raccomandazioni per quanto riguarda la condizione delle donne, il sistema Italia fa acqua da tutte le parti. Alle detenute mancano condizioni di base, ma pure diritti di base. Il CPT vede la necessità che le autorità italiane adottino un approccio specifico basato sul genere e che, all’interno di grandi istituti penitenziari maschili, le sezioni femminili siano soggette a una gestione distinta.

Il rapporto solleva inoltre ulteriori questioni, tra cui la necessità di una redazione più accurata dei verbali relativi all’uso della forza da parte del personale nei confronti dei detenuti, una revisione dell’opportunità e della proporzionalità delle perquisizioni corporali, nonché un riesame dell’impiego di spray al peperoncino in carcere, in particolare in spazi chiusi e scarsamente ventilati.

Ancora, “le autorità italiane dovrebbero garantire che, al momento dell’ingresso in istituto, tutte le detenute abbiano la possibilità di effettuare una breve telefonata a un familiare”. Infine, è necessario potenziare la capacità dei magistrati di sorveglianza di far fronte al proprio carico di lavoro, con particolare riferimento all’esame delle istanze per l’accesso a misure alternative e dei reclami presentati dai detenuti.

 

(Emanuele Bonini su Eunews del 04/11/2026)

 

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