Giovedì 1 ottobre 2026
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Cellulari, Cassazione: produttori devono informare sui rischi delle onde

U.E. - ITALIA
Notizia ·

Rispettare la marcatura CE e i limiti SAR (il tasso di assorbimento specifico delle radiofrequenze) non basta più: i produttori di cellulari devono informare in modo chiaro i consumatori sui possibili rischi legati alle onde elettromagnetiche e sulle cautele da adottare durante l'uso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 24015/2026, depositata il 24 luglio 2026 dalla Terza sezione civile, in una decisione che apre nuovi scenari sul fronte dei risarcimenti.

 

Come riporta Businessonline.it, la vicenda nasce dal ricorso di una consumatrice contro Apple Distribution International. La donna sosteneva di aver usato in modo intenso e quotidiano il proprio telefono, spesso tenendolo vicino alla testa, anche in presenza di figli minorenni, senza aver mai ricevuto informazioni adeguate sulle precauzioni utili a ridurre l'esposizione alle radiofrequenze.

 

Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello di Bologna avevano respinto le sue richieste. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, annullato la sentenza di secondo grado e rinviato la causa alla Corte d'Appello di Bologna, che dovrà pronunciarsi nuovamente in diversa composizione applicando i principi fissati dai giudici supremi.

 

Il punto centrale della decisione è che la conformità tecnica di uno smartphone non esaurisce gli obblighi del produttore: marcatura CE e rispetto dei limiti SAR sono condizioni necessarie ma non sempre sufficienti a garantire un prodotto davvero "sicuro" per il consumatore. Secondo i giudici, la lesione della libertà di scelta del consumatore, ossia il diritto di decidere in modo consapevole come usare un prodotto, può avere rilievo giuridico anche indipendentemente dall'insorgenza effettiva di una malattia.

 

È però importante non fraintendere la portata della pronuncia. La Cassazione non ha stabilito che i cellulari provochino tumori, né ha accertato un nesso causale tra uso dello smartphone e specifiche patologie. Non ha inoltre condannato Apple a pagare alcun risarcimento, né ha imposto l'obbligo di nuove etichette sui dispositivi. Sarà ora la Corte d'Appello di Bologna, in sede di rinvio, a valutare se l'eventuale carenza informativa abbia concretamente condizionato le scelte della consumatrice e se sussistano i presupposti per un risarcimento.

 

La pronuncia, pur riguardando direttamente Apple, introduce un principio che si applica potenzialmente a tutto il mercato della telefonia mobile: se un consumatore riesce a dimostrare di non aver ricevuto informazioni sufficienti sui rischi, e di aver per questo subito un pregiudizio - anche solo sotto forma di lesione della libertà di scelta - potrebbe avere diritto a un risarcimento. Una possibilità che, secondo diversi osservatori, potrebbe tradursi anche in azioni collettive da parte di gruppi di consumatori nei confronti dei produttori di smartphone.

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