Cocaina liquida: nuova sfida per porti, laboratori e dogane

Le organizzazioni criminali transnazionali stanno perfezionando metodi sempre più sofisticati per occultare la droga nei trasporti internazionali, e la cosiddetta "cocaina liquida" è diventata uno degli strumenti più insidiosi a loro disposizione. Si tratta di sostanza stupefacente disciolta o impregnata in prodotti apparentemente legali - bevande, succhi di frutta, oli, shampoo, creme o persino legno - così da attraversare i controlli doganali senza destare sospetti. Una volta giunta a destinazione, la droga viene recuperata attraverso processi chimici specifici.
Come riporta Diálogo Américas, i primi casi di questo fenomeno risalgono al 2010-2011 e rappresentano una delle tante innovazioni introdotte dai trafficanti per aggirare i controlli delle autorità. Negli anni il metodo si è diffuso in tutta la regione latinoamericana con tecniche via via più raffinate: in alcuni casi la cocaina viene sciolta in una soluzione usata per impregnare materiali solidi come il legno, rendendo ancora più difficile distinguere la droga dalla merce legittima che la nasconde.
Gli episodi documentati negli ultimi mesi confermano la portata del fenomeno. In Cile, un'indagine durata sei mesi condotta da procura, Marina militare e dogane ha portato alla scoperta, nel giugno 2026, di 1.080 tonnellate di legno impregnato con sostanze illecite nei porti di Arica, Valparaíso e San Antonio. Le autorità hanno stimato che il carico nascondesse circa 108 tonnellate di droga, principalmente cocaina cloridrato e ketamina.
In Bolivia, a luglio 2026 sono state sequestrate 1.643 bottiglie di aceto balsamico contenenti cocaina, destinate al Lussemburgo. Nei Paesi Bassi, le dogane avevano già individuato a febbraio 2025 quasi 3 tonnellate di cocaina disciolta in succo di frutta refrigerato proveniente dal Brasile. In Perù, nell'aprile 2026, esercito e polizia hanno distrutto dodici laboratori clandestini nella regione del VRAEM, sequestrando oltre 1,6 tonnellate di solfato di cocaina in forma liquida.
Il fenomeno richiede competenze chimiche specializzate in due fasi distinte: quella del trattamento della droga prima della spedizione e quella del recupero della sostanza una volta arrivata a destinazione. Spesso le organizzazioni criminali assoldano chimici separatamente per ciascuna delle due operazioni, come emerso in un caso giudiziario belga del 2025. Esperti del settore, tra cui l'ex responsabile dell'intelligence antidroga della National Crime Agency britannica Tony Saggers, sottolineano il ruolo di reti criminali olandesi dotate di decenni di esperienza nella gestione di laboratori clandestini, favorite dalla posizione strategica dei porti di Rotterdam e Anversa.
Contrastare questo tipo di traffico richiede un approccio su più livelli: intelligence preventiva per individuare i carichi sospetti prima che partano, tecnologie avanzate come la tomografia computerizzata negli scanner portuali, analisi forensi chimiche in grado di identificare la droga anche quando è mascherata in altre sostanze, e una cooperazione internazionale capace di seguire l'intera filiera, dal porto di origine fino al laboratorio di recupero a destinazione.