Venerdì 25 settembre 2026
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Concorso Agenzia Entrate riservato agli italiani: illegittimo, dice il Tribunale

U.E. - ITALIA
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È illegittima e discriminatoria la clausola che ammetteva solo cittadini italiani al concorso pubblico per l'assunzione di 622 assistenti nell'Agenzia delle Entrate. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, accogliendo il ricorso presentato da APN, ASGI, CGIL Lombardia e LEDHA contro l'ente.

 

Il bando contestato, pubblicato il 15 maggio 2026, era destinato principalmente a persone iscritte al collocamento mirato previsto dalla legge 68/1999, dunque in gran parte a persone con disabilità in cerca di occupazione. Nonostante questo, tra i requisiti richiesti figurava la cittadinanza italiana, escludendo di fatto tutti i candidati stranieri anche appartenenti a categorie che la normativa generale ammette invece ai concorsi pubblici: familiari di cittadini dell'Unione europea, lungosoggiornanti e titolari di protezione internazionale, secondo quanto previsto dall'articolo 38 del decreto legislativo 165/2001.

 

Il vincolo della sola cittadinanza italiana derivava da un DPCM del 1994, che per l'assunzione in alcuni Ministeri - tra cui quello delle Finanze, da cui discende l'attuale Agenzia delle Entrate - imponeva questo requisito partendo dal presupposto che solo un cittadino italiano potesse identificarsi pienamente con gli interessi pubblici perseguiti da quelle amministrazioni. Il giudice Luigi Pazienza ha ritenuto questo presupposto infondato: la valutazione, ha chiarito il Tribunale, va fatta caso per caso, verificando se le mansioni previste comportino effettivamente l'esercizio di poteri pubblici. Per la qualifica di assistente, hanno stabilito i giudici, questo non accade.

La sentenza ha inoltre sottolineato che la clausola discriminatoria risultava particolarmente grave proprio perché riguardava una procedura pensata soprattutto per persone con disabilità, aggravando quindi gli effetti dell'esclusione. Il Tribunale ha ordinato all'Agenzia delle Entrate di modificare il bando per consentire la presentazione delle domande anche ai cittadini stranieri rientranti nelle categorie ammesse dalla legge, condannando l'amministrazione al pagamento di 100 euro per ogni giorno di ritardo nell'adempimento, a partire dal trentesimo giorno successivo alla comunicazione della decisione. È stata inoltre ordinata la pubblicazione del provvedimento sul sito istituzionale dell'Agenzia.

 

La vicenda segue un caso analogo che aveva riguardato un concorso per 1.248 funzionari del Ministero dell'Interno, anch'esso inizialmente riservato ai soli cittadini italiani sulla base dello stesso DPCM del 1994. In quel caso la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23818 del 22 luglio 2026, aveva già confermato l'illegittimità del requisito della cittadinanza per l'accesso ai concorsi pubblici quando le mansioni non comportano l'esercizio di poteri pubblici.

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