La Corte di Giustizia blocca la sospensione automatica dell'asilo
La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito che la sospensione automatica dell'esame delle domande di asilo viola il diritto comunitario. Una sentenza che rischia di diventare un ostacolo concreto ai piani della Commissione europea, del Partito Popolare Europeo e di alcuni Stati membri, intenzionati a irrigidire ulteriormente le politiche migratorie.
Il caso esaminato dai giudici di Lussemburgo riguardava i Paesi Bassi, dove le autorità avevano sospeso l'esame della domanda di asilo di un cittadino cinese di origine uigura, arrivato nel marzo 2022 insieme alla moglie ucraina e al figlio, in attesa della scadenza della protezione temporanea che gli era stata riconosciuta in quanto familiare di una cittadina ucraina. La Corte ha chiarito che il diritto dell'Unione consente a chi beneficia di protezione temporanea di presentare comunque una domanda di protezione internazionale, e che le due procedure possono procedere in parallelo in modo indipendente: i termini previsti dalla normativa europea per l'esame delle domande restano vincolanti, a prescindere dal fatto che il richiedente goda già di protezione temporanea.
Pur riguardando una fattispecie diversa dalla crisi di Ceuta, la pronuncia ha una portata più generale: i giudici hanno chiarito che una sospensione generalizzata e automatica del diritto d'asilo, giustificata dalle difficoltà di uno Stato membro nel gestire gli arrivi, non è ammessa dal diritto dell'Unione europea.
La sentenza arriva in un momento politicamente delicato. Nel discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato a settembre, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato un nuovo "meccanismo di risposta di emergenza" per consentire agli Stati membri di affrontare i movimenti migratori di massa definiti "orchestrati e strumentalizzati", ipotizzando tra le misure possibili anche la sospensione del diritto individuale all'asilo per procedere a rimpatri e deportazioni immediate.
Nei giorni scorsi, in una riunione dei ministri dell'Interno a Lussemburgo, il commissario europeo per le migrazioni Magnus Brunner non ha incluso il diritto d'asilo tra le "linee rosse" considerate invalicabili dall'Unione, citando il ruolo dei trafficanti di esseri umani nella crisi di Ceuta e definendo la protezione delle frontiere europee non solo una questione migratoria, ma di sicurezza. Per Brunner le uniche linee rosse restano il diritto internazionale e i diritti umani, concetti che negli ultimi tempi sono stati interpretati con crescente flessibilità nella politica migratoria dell'Unione.
Come riporta il Mattinale Europeo, la sentenza della Corte di Giustizia potrebbe quindi diventare il principale ostacolo giuridico al tentativo del Partito Popolare Europeo e di alcuni governi nazionali di indurire ulteriormente le politiche sui richiedenti asilo nelle situazioni definite di crisi.