Criptovalute non dichiarate: l'Agenzia delle Entrate avvia i controlli
L'Agenzia delle Entrate ha avviato controlli mirati nei confronti di chi possiede criptovalute, token o Nft senza averli riportati nella dichiarazione dei redditi. Come riporta La Legge per Tutti, l'amministrazione finanziaria ha abbandonato l'approccio delle semplici lettere di compliance per passare ad accertamenti diretti, incrociando i dati trasmessi dagli exchange con quanto dichiarato dai contribuenti.
Ogni movimento su piattaforme di scambio lascia infatti una traccia documentale che le piattaforme stesse trasmettono al Fisco. Chi incassa plusvalenze o detiene asset digitali all'estero senza compilare il quadro RW rischia il recupero integrale delle imposte dovute, l'applicazione di sanzioni pesanti e la perdita del valore di carico dei propri investimenti.
Le verifiche riguardano in particolare le annualità 2023 e 2024 e si concentrano su chi non ha approfittato della sanatoria straordinaria prevista dalla legge di bilancio 2023 (legge 197/2022). Quella procedura agevolata permetteva di regolarizzare l'omesso monitoraggio fiscale e i redditi non dichiarati entro il 30 novembre 2023, pagando un'imposta sostitutiva ridotta del 3,5% sul valore detenuto a fine anno o al momento del realizzo, più una sanzione dello 0,5% annuo a titolo di interessi e penalità.
Per individuare i profili da controllare, gli ispettori hanno applicato tre criteri: l'effettiva produzione di plusvalenze imponibili nel corso dell'anno, il possesso accertato di cripto-attività al 31 dicembre e l'esecuzione di versamenti sul conto dell'intermediario. Le liste definitive si sono ridotte a meno di mille soggetti in tutta Italia, considerati ad alto rischio: a loro vengono inviati questionari con cui devono giustificare l'origine dei fondi, le date e gli importi di acquisti e vendite, oltre alle plusvalenze realizzate. Se il contribuente non riesce a dimostrare il costo di acquisto, il Fisco calcola la plusvalenza assumendo un costo pari a zero, tassando quindi l'intero incasso.
Il quadro normativo è destinato a cambiare ulteriormente nei prossimi mesi. Dal 2027, con effetto retroattivo ai dati del 2026, entrerà in vigore lo scambio automatico di informazioni tra gli Stati dell'Unione europea, grazie al recepimento della direttiva Dac 8 tramite il decreto legislativo 194/2025. Nel frattempo, dal 30 giugno 2026 la vigilanza sui prestatori di servizi legati alle cripto-attività è passata dall'Organismo Agenti e Mediatori (OAM) a Banca d'Italia e Consob, secondo quanto previsto dalla disciplina europea MiCAR.