Criptovalute, presunta truffa milionaria: ai domiciliari un consulente finanziario
Un sistema di investimenti in criptovalute che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe provocato perdite milionarie a numerosi risparmiatori. È quanto emerge dall’inchiesta Hashburst, coordinata dalla Procura di Trento, nell’ambito della quale Alessandro Groff, consulente finanziario trentino di 49 anni (da Ocf in Banca Mediolanum dal 2008, anche se la società non risulta coinvolta), è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Come riferisce TrentoToday, riportando anche informazioni pubblicate dal quotidiano l’Adige, il professionista avrebbe utilizzato la propria esperienza nel settore finanziario e il rapporto di fiducia instaurato con i clienti per proporre investimenti legati alla produzione di criptovalute.
Al centro dell’indagine c’è la commercializzazione di dispositivi informatici presentati come strumenti capaci di generare criptovalute e garantire guadagni periodici.
Le apparecchiature venivano proposte a prezzi compresi tra 4.000 e 30.000 euro. Gli acquirenti avrebbero potuto seguire l’andamento dei propri investimenti attraverso piattaforme digitali che mostravano i presunti risultati economici.
Gli accertamenti condotti dalla Guardia di finanza avrebbero però evidenziato una realtà ben diversa. I dispositivi sarebbero stati computer assemblati, privi della potenza di calcolo necessaria per assicurare le prestazioni pubblicizzate. Anche le piattaforme utilizzate per visualizzare i rendimenti sarebbero state strutturate in modo da fornire informazioni ingannevoli. Secondo gli investigatori, le garanzie finanziarie associate agli investimenti non avrebbero inoltre avuto alcun valore effettivo.
Nella ricostruzione accusatoria, Groff avrebbe contribuito alla promozione del progetto, occupandosi anche della raccolta degli ordini e dei rapporti con gli investitori.
Un elemento emerso dalle testimonianze riguarda la presenza di uno dei dispositivi nell’ufficio bancario del consulente, dove sarebbe stato utilizzato per illustrare il funzionamento del sistema a potenziali clienti. L’istituto bancario per cui lavorava il professionista risulta completamente estraneo ai fatti contestati, come precisato nelle ricostruzioni giornalistiche.
Quando i rendimenti promessi non si sarebbero concretizzati, gli investitori avrebbero ricevuto spiegazioni legate a presunti inconvenienti tecnici o modifiche nell’organizzazione societaria. In alcune circostanze sarebbero stati corrisposti importi modesti, nell’ordine di poche decine di euro.
L’indagine, avviata nell’aprile 2024 dalla Guardia di finanza di Trento, ha portato complessivamente all’esecuzione di cinque misure cautelari e vede coinvolte 15 persone.
Il giudice ha disposto anche un sequestro preventivo superiore a 877.000 euro nei confronti di due soggetti, sulla base delle somme contestate attraverso le denunce raccolte.
La dimensione economica della vicenda potrebbe tuttavia essere sensibilmente maggiore: secondo le stime investigative riportate dalla stampa locale, il danno potenziale nel solo territorio del Trentino-Alto Adige potrebbe arrivare a 5 milioni di euro.
(Citywire)