Droga, l'ombra storica degli Usa sul narcotraffico latinoamericano

Un'inchiesta pubblicata sulla newsletter investigativa Decolonized Journalism ricostruisce il ruolo, spesso ambiguo, che gli Stati Uniti avrebbero avuto nel favorire, direttamente o indirettamente, il traffico internazionale di droga a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. La tesi centrale dell'articolo è che l'eliminazione di un leader di un cartello non risolve il problema del narcotraffico, ma crea un vuoto di potere che altri gruppi criminali sfruttano prontamente per espandere i propri affari illeciti.
L'autore ripercorre alcuni episodi storici già documentati da giornalisti e commissioni d'inchiesta. Si parte dal coinvolgimento della Cia nel traffico di eroina proveniente dal Sud-est asiatico, gestito attraverso reti legate ai servizi segreti durante la guerra in Laos, tra gli anni Cinquanta e Settanta. Si passa poi ai legami tra l'agenzia di intelligence statunitense e il generale panamense Manuel Noriega: secondo quanto riportato, la Cia avrebbe continuato a collaborare con Noriega pur essendo al corrente delle sue attività di narcotraffico già dal 1971, fino al crollo della Nugan Hand Bank, istituto australiano coinvolto in traffici illeciti e legato ai servizi d'intelligence.
Un altro capitolo riguarda il finanziamento occulto dei Contras in Nicaragua negli anni Ottanta: le reti con base in Costa Rica, che fungevano da fronte meridionale per i guerriglieri anti-sandinisti, sarebbero risultate collegate a organizzazioni di trafficanti cubani operanti a Miami. Diverse inchieste indipendenti avrebbero dimostrato che il sostegno a queste reti di narcotraffico ha giocato un ruolo rilevante nel finanziamento clandestino dei Contras. L'articolo cita inoltre l'utilizzo di camion e muli forniti dalla Cia per il contrabbando di armi in Afghanistan durante il conflitto contro l'Unione Sovietica, mezzi che sarebbero stati impiegati anche per il trasporto di oppio lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan.
Guardando all'attualità, l'autore osserva che diversi leader latinoamericani con presunti legami ai cartelli della droga userebbero oggi il proprio potere politico per colpire quelli che, in sostanza, sarebbero concorrenti nel mercato illecito, salvo poi essere eventualmente smascherati in modo più definitivo. Tra i casi citati spicca quello del presidente ecuadoriano Daniel Noboa, la cui famiglia controlla Noboa Corporation, uno dei maggiori gruppi esportatori di banane al mondo. Un'inchiesta del consorzio giornalistico Occrp, ripresa da diverse testate internazionali, ha documentato come trafficanti balcanici abbiano utilizzato container dell'azienda di famiglia del presidente per nascondere centinaia di chili di cocaina diretti verso Croazia e altri paesi europei, in spedizioni risalenti al 2020 e 2021. Non risulta che Noboa Trading fosse a conoscenza del contrabbando nascosto nei propri container.
L'articolo originale cita inoltre altri presidenti latinoamericani che sarebbero stati accostati, in modi diversi, a reti criminali internazionali o a passati legami professionali con imputati vicini ai cartelli: tra questi vengono menzionati il presidente colombiano, ex avvocato di persone legate al narcotraffico, il presidente boliviano e il presidente salvadoregno Nayib Bukele.
Come riporta Decolonized Journalism, la lettura storica proposta suggerisce una continuità: le operazioni militari o di intelligence condotte in nome della lotta alla droga avrebbero spesso finito per ridisegnare gli equilibri di potere tra organizzazioni criminali, senza intaccare il volume complessivo del traffico internazionale di stupefacenti.