Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia

Un nuovo studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ) sostiene che il governo della British Columbia, in Canada, abbia "esagerato" i benefici attesi dal proprio progetto pilota di decriminalizzazione del possesso di piccole quantità di droghe pesanti, finendo per erodere il sostegno pubblico alla misura. Come riporta il Times Colonist, a sostenerlo è Daniel Myran, medico, ricercatore in sanità pubblica e coautore della ricerca.
La misura era stata introdotta nel gennaio 2023 come progetto pilota triennale e permetteva il possesso fino a 2,5 grammi di oppioidi, cocaina, metanfetamina o MDMA senza che la persona venisse arrestata o si vedesse sequestrare la droga, pur restando illegale il traffico di stupefacenti. L'obiettivo dichiarato era ridurre i decessi per overdose tra chi consuma droghe in solitudine, migliorare l'accesso ai servizi sanitari e di riduzione del danno e diminuire lo stigma legato alla tossicodipendenza. Analizzando il periodo compreso tra agosto 2020 e marzo 2025, i ricercatori hanno rilevato che l'introduzione della decriminalizzazione ha prodotto un calo immediato e marcato degli arresti per possesso di droga. Quando però nel maggio 2024 la provincia ha parzialmente ripristinato i reati legati al possesso negli spazi pubblici, a seguito delle proteste per il consumo visibile di droga in parchi e altri luoghi condivisi, gli arresti sono tornati rapidamente ai livelli precedenti alla riforma.
A differenza degli arresti, però, lo studio non ha riscontrato alcun effetto significativo della decriminalizzazione su decessi e ricoveri ospedalieri legati a overdose da oppioidi o da sostanze stimolanti. I dati non hanno mostrato, in altre parole, quel drastico calo della mortalità che i sostenitori della misura si aspettavano. Secondo Myran, è proprio l'assenza di questi miglioramenti sanitari, unita alla visibilità del consumo di droga negli spazi pubblici, ad aver alimentato il malcontento popolare e a portare a una rapida marcia indietro politica. Il governo, ha spiegato il ricercatore, aveva promosso il progetto come una soluzione in grado di produrre un cambiamento profondo, anziché presentarlo come uno strumento tra i tanti all'interno di una strategia più ampia di riduzione del danno. Le aspettative pubbliche troppo alte create dal governo, secondo Myran, rischiano ora di compromettere il sostegno a future riforme delle politiche sulle droghe, anche qualora si rivelassero utili. Nel gennaio di quest'anno la British Columbia ha deciso di non rinnovare l'esenzione federale che consentiva la decriminalizzazione, ponendo fine all'esperimento. Tra i favorevoli alla decriminalizzazione resta la convinzione che si tratti di uno strumento importante di riduzione del danno, mentre altri la considerano un fallimento che avrebbe favorito il consumo di droga in strada e la criminalità urbana.
Myran ha comunque precisato che la crisi delle overdose resta un fenomeno complesso, legato a fattori come instabilità abitativa, povertà, malattie mentali non curate e dolore cronico, che richiede risposte su più fronti: riduzione del danno, cure basate sull'evidenza scientifica, sostegno alla salute mentale e investimenti su casa, reddito e occupazione.