Martedì 6 ottobre 2026
Menu

Ex Ilva, la Corte d'Appello: la salute prevale sugli altiforni

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La Corte d'Appello di Milano ha respinto per la seconda volta i ricorsi presentati da Ilva spa e Acciaierie d'Italia holding, entrambe in amministrazione straordinaria, che chiedevano di sospendere il decreto dello scorso luglio con cui è stato disposto lo spegnimento degli altiforni e la fermata dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. La decisione dovrà essere attuata entro il 28 ottobre.

 

Il provvedimento, di 11 pagine, è stato depositato il 5 ottobre dal collegio della sezione specializzata in materia di impresa, presieduto da Giuseppe Ondei e composto anche dai giudici Del Vecchio e Cortelloni. Nel testo i magistrati affermano che il pericolo legato all'eventuale spegnimento degli impianti deve cedere "rispetto al preminente diritto alla salute nell'ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi".

 

La Corte sottolinea che la tutela della salute risulta "comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell'interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno". Un richiamo, questo, alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 giugno 2024, secondo cui la direttiva 2010/75 sulle emissioni industriali impone la sospensione di un impianto quando ne derivino pericoli gravi per la salute dei cittadini.

 

I giudici non hanno ritenuto rilevante, ai fini della decisione, nemmeno l'udienza fissata per il 20 ottobre davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, chiamate a esaminare i ricorsi straordinari presentati ad agosto da Ilva e Acciaierie d'Italia contro il decreto del 27 luglio, che scade il 26 ottobre. Secondo la Corte d'Appello, la fissazione di quell'udienza è "meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari" e non modifica nulla rispetto alla tutela sostanziale degli interessi già valutati nei provvedimenti precedenti, legati alle emissioni nocive degli impianti e alla presenza di amianto nello stabilimento.

 

I legali delle società avevano chiesto che gli impianti fossero mantenuti in condizione di "pre-riscaldo" anziché di spegnimento vero e proprio, in modo da non pregiudicare un eventuale riavvio della produzione, sostenendo che dallo stop sarebbe derivato un danno grave e irreparabile. Una tesi che i giudici non hanno accolto, osservando che la sospensione dell'efficacia esecutiva di un provvedimento impugnato in Cassazione presuppone appunto la prova di un simile pregiudizio, prova che nel caso specifico non sussisterebbe. Anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto il rigetto della nuova istanza di sospensiva, dopo quella già respinta l'11 settembre.

 

Il collegio richiama inoltre l'articolo 41 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 2022, secondo cui l'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute o all'ambiente. Proprio su questo principio si è soffermato il Codacons, che attraverso l'avvocato Giuliano Leuzzi ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte milanese.

 

Soddisfazione arriva anche dall'avvocato Ascanio Amenduni, legale di undici cittadini tarantini - tra cui un bambino di 12 anni - riuniti nell'associazione Genitori Tarantini, promotori dell'azione civile che ha portato al blocco dell'area a caldo. Il legale ha parlato di una vittoria della tutela della salute su quello che ha definito un pregiudizio economico "sempre più cedevole e pretestuoso".

 

Resta dunque in vigore la decisione con cui il tribunale civile di Milano, lo scorso 27 luglio, aveva ordinato al gruppo siderurgico di interrompere entro 90 giorni l'attività produttiva dell'area a caldo degli altiforni, fino alla rimozione integrale dell'amianto ancora presente nello stabilimento. Il fronte giudiziario si sposta ora alla Cassazione, che il 20 ottobre esaminerà i ricorsi straordinari delle due società, mentre è atteso anche il parere del procuratore generale presso la Suprema Corte.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →