GainBitcoin: come nacque la più grande truffa crypto indiana
Nel 2015 Amit Bhardwaj lanciò in India una piattaforma chiamata GainBitcoin, presentandola come un investimento capace di generare un reddito passivo costante grazie al Bitcoin. Come ricostruisce HDFC Sky, agli investitori veniva promesso un rendimento fisso del 10% al mese per 18 mesi, presentato come frutto di operazioni di mining redditizie condotte dalla società.
Il meccanismo si basava su un modello di marketing multilivello: chi aderiva riceveva commissioni per ogni nuovo investitore reclutato. Questo sistema di referral trasformò gli stessi partecipanti nella principale forza di vendita della piattaforma, che poté così crescere rapidamente senza bisogno di campagne pubblicitarie tradizionale, sfruttando invece reti di amici, conoscenti e le comunità locali interessate alle criptovalute. I primi pagamenti effettuati ai partecipanti iniziali crearono un'illusione di solidità e legittimità, che a sua volta alimentò il passaparola e la paura di restare esclusi da un'occasione di guadagno facile. In realtà, come accade nei classici schemi Ponzi, quei rendimenti non provenivano da alcuna attività di mining o trading realmente profittevole, ma semplicemente dal denaro versato dai nuovi investitori.
Il Bitcoin è un asset estremamente volatile, con un prezzo che può oscillare in modo marcato in base al clima di mercato, agli eventi globali, alla regolamentazione e alla domanda degli investitori. Per questo, sottolinea l'analisi, nessun investimento legittimo legato al Bitcoin può onestamente garantire un rendimento fisso mese dopo mese: nemmeno gestori di fondi professionisti, trader esperti o vere aziende di mining sono in grado di promettere profitti costanti indipendentemente dalle condizioni di mercato. La promessa di GainBitcoin era quindi già di per sé un campanello d'allarme che avrebbe dovuto insospettire chiunque valutasse l'investimento.
Lo schema arrivò a coinvolgere decine di migliaia di investitori in India, per un ammontare in Bitcoin stimato in migliaia di crore di rupie, diventando una delle più grandi frodi legate alle criptovalute mai registrate nel paese. Le autorità indiane hanno più volte descritto GainBitcoin come uno dei più grandi schemi Ponzi al mondo nel settore crypto, con indagini che negli anni hanno coinvolto la polizia di Pune, l'Enforcement Directorate e, più recentemente, il Central Bureau of Investigation, dopo un ordine della Corte Suprema indiana che ha disposto il trasferimento di tutte le denunce collegate al caso a un'unica autorità investigativa.