La guerra civile nel cartello di Sinaloa devasta lo stato

Il cartello di Sinaloa, per decenni una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo nel traffico di droga verso gli Stati Uniti, si trova ora spaccato da una guerra interna che sta insanguinando l'omonimo stato messicano. Lo racconta il Financial Times, che descrive la spirale di violenza scatenata dalla rottura tra due fazioni storicamente alleate.
Il conflitto è scoppiato nel 2024, dopo un episodio che ha il sapore del tradimento familiare: Joaquín Guzmán López, uno dei figli del narcotrafficante Joaquín "El Chapo" Guzmán, avrebbe attirato con l'inganno Ismael "El Mayo" Zambada, cofondatore storico del cartello insieme allo stesso "El Chapo", per poi consegnarlo direttamente nelle mani delle autorità statunitensi. Da quel momento le strade dei due gruppi, fino ad allora uniti sotto la stessa insegna, si sono separate in modo insanabile.
Da quell'episodio sono nate due fazioni rivali, conosciute come "Chapitos" (fedeli ai figli di El Chapo) e "Mayitos" o "Mayiza" (legati agli eredi di El Mayo Zambada), che da oltre un anno si combattono senza tregua per il controllo del territorio, tra la capitale Culiacán e le zone rurali dello stato di Sinaloa, nel nord-ovest del Messico.
Il bilancio della guerra interna è pesantissimo: migliaia di persone uccise o scomparse, in quello che diversi osservatori descrivono come uno dei periodi più sanguinosi nella storia recente del narcotraffico messicano. La violenza si è manifestata con posti di blocco armati nelle strade cittadine, chiusure forzate di scuole e negozi durante le ondate di scontri, corpi abbandonati nelle vie pubbliche e intere comunità costrette a fuggire dalle campagne contese tra le due fazioni.
Il governo messicano ha risposto inviando migliaia di soldati e agenti delle forze dell'ordine nella regione, con posti di controllo permanenti e pattugliamenti costanti a Culiacán e nei comuni limitrofi. Nonostante il massiccio spiegamento di forze, però, i militari non sono riusciti a fermare gli scontri, che continuano a insanguinare tanto il capoluogo quanto le aree agricole dell'interno, dove il controllo del territorio si alterna tra le due fazioni in lotta.