L'indagine di Trump contro l'Ue per la multa a Google non è mai partita
Dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, vinte dai Democratici, la crociata repubblicana al Congresso Usa contro le regole digitali europee perde forza. Da gennaio la presidenza della Commissione Giustizia della Camera passerà infatti da Jim Jordan, tra i più critici del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA), a Jamie Raskin, che difende l'impianto normativo europeo. Come riporta EU Perspectives, lo strumento più temibile per Bruxelles resta comunque nelle mani del presidente, non del Congresso. Si tratta della Section 301 del Trade Act del 1974, che consente all'Ufficio del rappresentante commerciale statunitense (Ustr) di aprire indagini su pratiche commerciali ritenute sleali e, sulla base dei risultati, imporre tariffe senza bisogno del via libera dei parlamentari. Da quando la Corte Suprema ha bocciato a febbraio i dazi d'emergenza voluti da Trump, il presidente ha fatto ricorso proprio a questo strumento. A luglio la Commissione europea aveva multato Google per 890 milioni di euro per violazione del DMA, la normativa che regola il comportamento delle grandi piattaforme digitali designate come "gatekeeper". Il giorno successivo Trump aveva annunciato l'avvio immediato di un'indagine ai sensi della Section 301, aggiungendo tensione all'accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti. Il presidente aveva sostenuto che le sole sanzioni inflitte a Google superassero il 2% del bilancio comunitario. Da allora, però, l'indagine annunciata è rimasta solo sulla carta. L'ultimo rapporto del Congressional Research Service, pubblicato il 2 novembre, elenca sei indagini avviate durante il secondo mandato di Trump: nessuna riguarda le regole digitali dell'Unione europea. Secondo quanto riportato da EU Perspectives, già a settembre un conduttore radiofonico conservatore si era chiesto pubblicamente chi stesse rallentando il procedimento. Tra le cause del ritardo figurerebbe anche la carenza di personale all'interno dell'Ustr: l'ufficio è già impegnato in altri fascicoli, comprese le indagini aperte contro sedici economie per eccesso di capacità industriale e contro la Germania sui prezzi dei farmaci. Aprire un nuovo caso richiederebbe ulteriori risorse umane. La vicenda della multa a Google si inserisce in un contesto di crescente attrito tra Washington e Bruxelles sull'applicazione delle regole digitali europee. A dicembre 2025 la Commissione aveva sanzionato anche la piattaforma X per 120 milioni di euro, la prima multa comminata in base al Digital Services Act. In risposta, il Dipartimento di Stato americano aveva vietato l'ingresso negli Stati Uniti a cinque cittadini europei, tra cui l'ex commissario Thierry Breton, indicato come l'artefice del DSA. Il rappresentante commerciale Usa Jamieson Greer ha chiesto una tregua nell'applicazione delle sanzioni europee, ribadendo che le multe a carico di Google supererebbero da sole il 2% del bilancio dell'Unione. Nel frattempo gruppi conservatori, tra cui la campagna "Bad Allies", continuano a fare pressione affinché l'amministrazione apra finalmente un'indagine formale contro le norme digitali europee. Il vero banco di prova, secondo EU Perspectives, arriverà con la prossima grande sanzione che la Commissione dovesse imporre a una piattaforma americana.