Lidl, tre sanzioni in Europa per quasi 48 milioni di euro
Tre autorità europee diverse hanno colpito negli ultimi mesi la catena di supermercati Lidl per condotte commerciali scorrette, per un importo complessivo che si avvicina ai 48 milioni di euro. Come riporta Businessonline.it, si tratta di tre vicende distinte per Paese, autorità competente e periodo di riferimento, accomunate però da un unico filo conduttore: la promessa commerciale fatta al cliente - che si tratti di origine del prodotto, prezzo o convenienza - deve corrispondere a quanto trovato realmente sullo scaffale.
In Italia il caso riguarda l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che ha sanzionato Lidl per 1 milione di euro a causa di alcune confezioni di pasta delle linee Italiamo, Combino e "Fusilli Pasta di Gragnano IGP". Le confezioni utilizzavano la bandiera tricolore, colori nazionali e slogan come "Passione Italiana" per suggerire un'origine interamente italiana del grano, mentre la reale provenienza della materia prima era indicata soltanto con la dicitura "UE e non UE", scritta in caratteri piccoli e collocata sul retro della confezione. Il principio è stato confermato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza del 30 aprile 2026 relativa alla causa C-301/25, che ha chiarito come il rispetto formale delle norme sull'etichettatura alimentare non basti a escludere una pratica commerciale ingannevole, se la confezione nel suo complesso induce comunque in errore il consumatore.
In Francia la vicenda ha un'origine diversa: Lidl è stata condannata a pagare 43 milioni di euro per una comunicazione ritenuta non coerente rispetto ai prezzi promessi e al vantaggio economico effettivamente offerto ai clienti. La sanzione francese non deriva dalla stessa istruttoria di quella italiana e non può essere sommata ad essa come se si trattasse di un'unica multa europea: in Francia l'autorità competente ha applicato le regole nazionali sulla tutela dei consumatori e sulle pratiche commerciali, con riferimento specifico alla pubblicità rivolta al pubblico francese. In seguito a questa vicenda, l'azienda ha deciso di rinunciare alla pubblicità televisiva nel Paese.
Il terzo caso arriva dall'Ungheria, dove Lidl è stata sanzionata per essersi presentata come il supermercato più economico del Paese, senza fornire un confronto adeguatamente verificabile con la concorrenza. Anche questo episodio resta separato dagli altri due: non riguarda l'etichettatura della pasta italiana né coincide con la pubblicità contestata in Francia. L'autorità ungherese ha contestato nello specifico una dichiarazione comparativa assoluta - "il più economico" - che per essere legittima richiederebbe di chiarire quali prodotti sono stati confrontati, in quali punti vendita, in quale periodo e rispetto a quali concorrenti.
Le tre vicende restano dunque distinte per Paese, autorità e periodo di riferimento, e dalla ricostruzione non risulta alcun obbligo automatico di rimborso per i clienti europei coinvolti. Il punto in comune, sottolinea Businessonline.it, resta la necessità che le promesse commerciali - siano esse relative all'origine di un alimento, al prezzo o al livello di convenienza - siano sempre verificabili dal consumatore al momento dell'acquisto, e non si riducano a semplici slogan pubblicitari.