Morbillo 651 casi in Italia nell'ultimo anno
Il morbillo torna a circolare. E a destare allarme. «A quasi dieci anni dall’obbligo vaccinale, troppi ancora senza protezione», denuncia la Società italiana di pediatria a fronte dell’ultimo report dell’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ha diffuso i dati aggiornati sul morbillo in Europa.
Negli ultimi 12 mesi, dal 1° ottobre 2025 al 30 settembre 2026, l’Italia segnala il numero più alto di casi: ben 651, il 28% degli oltre 2300 casi di morbillo segnalati. Dall’altro lato dell’oceano arriva poi la notizia di un bambino morto per morbillo: è successo negli Stati Uniti, nello Stato di New York, la prima vittima dopo 30 anni nello stato. Gli Usa stanno vivendo la più grave epidemia di morbillo degli ultimi decenni, una malattia che era scomparsa e ora è tornata a crescere per lo scetticismo nei confronti dei vaccini. In Europa per fortuna non si registrano vittime.
“Non possiamo permettere che una malattia prevenibile torni a rappresentare un rischio per la vita dei bambini”, commenta la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) davanti alla notizia arrivata dagli Stati Uniti.
“La morte di un bambino per morbillo nello Stato di New York, il primo decesso registrato dopo trent’anni, è una notizia drammatica che ci ricorda quanto sia pericoloso considerare alcune malattie come definitivamente superate – ha detto Antonio D’Avino, Presidente nazionale FIMP – Il morbillo è altamente contagioso, può determinare complicanze gravi e, in alcuni casi, essere letale. Ma soprattutto è una malattia che possiamo prevenire”.
“Quando le coperture vaccinali si riducono, il virus – spiega D’Avino – torna inevitabilmente a trovare spazio, con conseguenze che possono essere particolarmente gravi proprio per i bambini e per le persone più fragili. Anche in Italia è necessario mantenere alta l’attenzione, recuperando eventuali ritardi vaccinali e contrastando le sacche di mancata immunizzazione”.
In Italia 651 casi in 12 mesi
Secondo il report dell’ECDC, dal 1° ottobre 2025 al 30 settembre 2026, 30 Stati membri dell’UE/SEE hanno segnalato un totale di 2.325 casi di morbillo. Di questi, 647 (27,8 %) riguardavano bambini di età inferiore ai cinque anni e 1.191 (51,2 %) riguardavano persone di età pari o superiore ai 15 anni. I tassi di segnalazione più elevati sono stati osservati nei neonati di età inferiore a un anno (55,9 casi per milione) e nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni (28,0 casi per milione).
Fra i casi di cui si conoscevano l’età e lo stato vaccinale, 1.484 (71,8 %) non erano vaccinati e 346 (16,7 %) erano stati vaccinati con una dose. Per fortuna nei 12 mesi nessun paese ha segnalato decessi legati al morbillo.
Sempre nell’ultimo anno, il numero più elevato di casi è stato segnalato dall’Italia. E su questo dato si sofferma la SIP, Società italiana di pediatria, che sottolinea le criticità della situazione italiana.
“L’Italia è il Paese dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo con il maggior numero di casi di morbillo: 651 negli ultimi dodici mesi, oltre un quarto di quelli complessivamente registrati – spiega la SIP – Un primato preoccupante, accompagnato da un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (11 casi per milione di abitanti contro 5,1), che riporta al centro dell’attenzione il problema delle coperture vaccinali ancora insufficienti”.
Coperture vaccinali insufficienti
A quasi dieci anni dall’obbligo vaccinale, i progressi non sono uniformi. Secondo un’elaborazione della Società di pediatria sui dati ufficiali del Ministero della Salute, tra il 2016 e il 2024 la copertura con la prima dose contro il morbillo è passata dall’87,26% al 94,77%, avvicinandosi all’obiettivo del 95%. Quella con la seconda dose è invece cresciuta molto meno, passando dall’82,24% all’84,45%, ed è rimasta lontana dall’obiettivo di copertura necessario per l’eliminazione del morbillo.
«La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti, di cui abbiamo avuto notizia proprio ieri, ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua – spiega il presidente della SIP Rino Agostiniani – I nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l’Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti. La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti».
«A fronte dei progressi registrati con la prima dose, la copertura con la seconda non solo resta insufficiente, ma negli ultimi anni mostra persino una lieve flessione – osserva Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della SIP – Questo significa che continuano a esserci persone che non completano il ciclo vaccinale, contribuendo al permanere di gruppi suscettibili all’infezione. L’obiettivo non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale, ma assicurarsi che lo completino».
(Help Consumatori)