Narco-sottomarini dei cartelli: la cocaina sommersa che invade l'Europa

I cartelli della droga sudamericani stanno impiegando flotte sempre più sofisticate di "narco-sottomarini" per inondare l'Europa di cocaina, sfruttando imbarcazioni semisommerse costruite appositamente per sfuggire ai radar e alle pattuglie navali. Il fenomeno, segnalato da più fonti internazionali, riguarda in particolare le coste del Portogallo e della Spagna, diventate i principali punti di ingresso della droga proveniente dal Sud America.
Non si tratta di veri sottomarini, ma di imbarcazioni costruite artigianalmente, spesso con scafi in fibra di vetro, progettate per navigare quasi completamente immerse. Solo una minima parte della struttura resta visibile sopra il pelo dell'acqua, e gli scafi vengono dipinti con tonalità di blu e grigio per confondersi con le onde dell'Atlantico in tempesta, rendendo l'individuazione estremamente difficile sia a vista che via radar.
Il capo dell'unità antidroga della polizia giudiziaria portoghese, Artur Vaz, ha dichiarato a Fox News che "l'Europa è letteralmente inondata di cocaina", spiegando che le organizzazioni criminali acquistano la droga in America Latina per poi rivenderla sui mercati europei a prezzi che garantiscono margini di profitto molto elevati. Secondo quanto riportato, oltre ai metodi tradizionali - carichi nascosti nelle navi container e motoscafi veloci - i narco-sottomarini rappresentano ormai una minaccia crescente proprio per la loro economicità di costruzione e la difficoltà di intercettazione.
Negli ultimi mesi le autorità portoghesi hanno messo a segno diversi sequestri di rilievo. A fine ottobre è stato intercettato nel mezzo dell'Atlantico un natante semisommerso con a bordo oltre 1,7 tonnellate di cocaina destinate alla penisola iberica, nell'ambito dell'operazione "El Dorado" coordinata attraverso il Centro Marittimo di Analisi e Operazioni-Narcotici (MAOC-N), organismo internazionale che riunisce diversi paesi nella lotta al narcotraffico transatlantico. A bordo furono trovati quattro membri dell'equipaggio di diverse nazionalità sudamericane, un dettaglio che secondo gli investigatori conferma la natura multinazionale delle reti criminali coinvolte. Il sequestro più imponente è arrivato a gennaio, quando la polizia portoghese, con il supporto di Stati Uniti e Regno Unito, ha intercettato al largo delle Azzorre un natano con un carico record di circa nove tonnellate di cocaina, il più grande mai sequestrato nel paese. Durante l'operazione l'imbarcazione è affondata, facendo perdere parte del carico, ma la polizia è riuscita comunque a recuperare circa 265 balle di droga, per un valore stimato di centinaia di milioni di euro. A marzo era già stato intercettato un altro natante con 6,5 tonnellate di cocaina a bordo.
Un ex alto funzionario della polizia irlandese, già a capo di un'agenzia europea di interdizione antidroga, ha avvertito che questi mezzi stanno diventando "più grandi e più sofisticati" e che non è escluso che i cartelli abbiano già tentato di raggiungere anche le coste irlandesi, oltre a quelle spagnole già colpite in più occasioni. Le autorità europee, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti dove si è scelto di colpire direttamente le imbarcazioni sospette, privilegiano la cattura degli equipaggi per ottenere informazioni utili a smantellare le reti di trafficanti, boss e canali di distribuzione.
Nonostante i sequestri, gli stessi funzionari ammettono che la percentuale di intercettazione resta molto bassa, stimata tra il 5 e il 10% del traffico complessivo: la maggior parte dei carichi riesce dunque a raggiungere le coste europee. Una volta sbarcata, la cocaina viene smistata e distribuita in tutta Europa a seconda della domanda dei mercati locali. Le autorità portoghesi hanno chiesto mezzi e capacità di intervento maggiori per contrastare un fenomeno che, pur restando entro i limiti della legalità nelle modalità di intervento, viene definito ormai fuori controllo.