Nobel per la Pace Navi Pillay: nel 2010 strigliò l'Italia sui migranti
Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato oggi a Navanethem "Navi" Pillay, giurista sudafricana che ha dedicato la sua carriera alla difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Come ricorda Vita.it, c'è un precedente che riguarda direttamente l'Italia e che oggi torna di grande attualità: nel 2010, quando ricopriva il ruolo di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Pillay si presentò in Senato per denunciare la gestione italiana dei migranti in mare.
Era il 10 marzo 2010 e Pillay non usò mezzi termini davanti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. "Ho saputo che alcuni esseri umani sono stati lasciati in mare. Non devono essere trattati come un carico di rifiuti tossici!", dichiarò l'allora Alto Commissario, ricordando che il salvataggio di persone in situazioni di emergenza non è soltanto un obbligo previsto dal diritto internazionale, ma anche una necessità di carattere umanitario.
In quella stessa audizione Pillay non si limitò alla questione dei soccorsi in mare. Mise sotto osservazione l'intero impianto delle politiche italiane sull'immigrazione, denunciando le discriminazioni subite da rom e cittadini nordafricani e segnalando il ritardo con cui l'Italia procedeva nella creazione di un organismo nazionale indipendente dedicato alla tutela dei diritti umani, istituzione che molti altri paesi avevano già adottato su indicazione delle Nazioni Unite.
Le critiche di Pillay all'Italia non si fermarono a quell'intervento in Senato. Pochi mesi dopo, nel settembre dello stesso anno, l'Alto Commissario tornò sull'argomento in apertura della dodicesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, denunciando pratiche di respingimento dei migranti attuate "con una chiara violazione del diritto internazionale", senza che venisse accertato se le persone stessero fuggendo da persecuzioni. In quell'occasione Pillay citò esplicitamente il caso di un gommone con a bordo cittadini eritrei rimasto senza soccorsi tra Libia, Malta e Italia, paragonando ancora una volta il trattamento riservato ai migranti a quello di "navi cariche di rifiuti tossici".
La biografia di Navi Pillay, nata a Durban in Sudafrica da una famiglia di origine tamil indiana durante il regime dell'apartheid, spiega la determinazione con cui per decenni ha affrontato il tema delle discriminazioni. Da giovane avvocata difese attivisti che si opponevano al regime segregazionista sudafricano, tra cui Nelson Mandela. Il Comitato norvegese per il Nobel le ha assegnato il riconoscimento di quest'anno per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale e per il contributo dato nel perseguire crimini di guerra e genocidi, un percorso che l'ha vista anche alla guida del tribunale internazionale per il genocidio in Ruanda e, più di recente, a capo della commissione ONU che ha accertato il genocidio israeliano a Gaza.