Pediatri di famiglia introvabili: mancano quasi 500, l'80% in tre regioni del Nord
In Italia mancano quasi 500 pediatri di libera scelta (i cosiddetti pediatri di famiglia), con le carenze più acute concentrate al Nord. È l'allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del Ministero della Salute e le dinamiche di inserimento dei pediatri nel Servizio sanitario nazionale. Come riporta Quotidiano Sanità, la carenza stimata ammonta a 497 specialisti, e quasi l'80% di questo deficit si concentra in tre sole regioni: Lombardia (186), Piemonte (109) e Veneto (96). In controtendenza, cinque regioni — Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria — non registrano carenze, avendo una media di assistiti per pediatra inferiore alla soglia ottimale.
La stima di Gimbe si basa sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, utilizzando i dati della Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac) al 1 gennaio 2025. Al momento risultano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti totali. La media nazionale è di 917 bambini e ragazzi per pediatra, ma alcune realtà regionali superano già il massimale di 1.000 assistiti fissato dall'ultimo Accordo collettivo nazionale (in vigore dal 18 marzo 2026): Piemonte è a quota 1.126, la Provincia autonoma di Bolzano a 1.114 e il Veneto a 1.018.
Le conseguenze per le famiglie sono concrete. Secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, le segnalazioni di difficoltà nell'accesso al pediatra arrivano da tutte le regioni e riguardano procedure burocratiche complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle ASL, e in alcune aree l'impossibilità di iscrivere i propri figli a un medico disponibile. Con questi livelli di saturazione, sottolinea Cartabellotta, il principio della libera scelta resta spesso solo sulla carta.
La situazione rischia di aggravarsi nei prossimi anni: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta, senza che sia possibile prevedere se e quanti nuovi specialisti sceglieranno la carriera territoriale anziché quella ospedaliera. Dal 2019 al 2025 il numero dei pediatri di famiglia è già calato del 15%, con una perdita di oltre mille professionisti. L'aumento delle borse di specializzazione — quasi raddoppiate tra il 2017 e il 2024 — non è sufficiente a garantire il ricambio, perché non tutti i neospecialisti optano per la medicina di base.
A complicare ulteriormente il quadro c'è la carenza parallela di medici di medicina generale: con oltre 5.700 MMG mancanti a livello nazionale, i ragazzi che al compimento dei 14 anni escono dall'assistenza pediatrica rischiano di non trovare un medico di base disponibile, alimentando un circolo vizioso che scarica ulteriore pressione sui pediatri ancora in servizio.
Sul fronte delle riforme, la bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministro della Salute prevede di estendere l'assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Un obiettivo che, secondo le stime di Gimbe, richiederebbe oltre 3.500 pediatri aggiuntivi rispetto ai quasi 500 già oggi necessari per coprire le carenze esistenti: un numero difficilmente realistico senza un forte investimento programmatorio. La Fondazione chiede che ogni regione disponga di stime accurate sui flussi di nuovi specialisti, integrate con le proiezioni demografiche sull'ulteriore calo delle nascite, e che si avvii una piena attuazione della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal PNRR.