Riforma RSA Piemonte: territori pronti, ma servono risorse certe
Diocesi di Pinerolo, Diaconia Valdese e Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità hanno diffuso un comunicato congiunto dopo il tavolo di confronto che si è svolto il 30 settembre 2026, dedicato al futuro dell'assistenza agli anziani in Piemonte e alla riforma annunciata dalla Regione. Come riporta NEV - Notizie Evangeliche, il documento si apre con una dichiarazione netta: le strutture sono disponibili a costruire la riforma, ma occorre garantire la tenuta del sistema.
Il confronto ha preso in esame la proposta illustrata dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nel dibattito del 31 agosto 2026: collegare ogni posto letto convenzionato in RSA all'assistenza di altri quattro o cinque anziani a domicilio. Un'impostazione che, secondo la Diaconia valdese, attribuirebbe alle strutture nuove responsabilità nella presa in carico territoriale, ampliando di fatto il loro ruolo oltre la residenzialità.
Il dibattito si inserisce anche nel solco delle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, che in un'intervista a La Stampa del 10 agosto 2026 aveva richiamato la centralità della casa e della comunità nell'assistenza agli anziani, sottolineando che non è più tempo di rincorrere il numero dei posti letto. Il tavolo condivide questo obiettivo di rafforzare l'assistenza domiciliare, ma chiede che il percorso valorizzi e sostenga anche la residenzialità, ritenuta essenziale per chi necessita di cure continuative.
Dal confronto sono emerse preoccupazioni sulle modalità di attuazione della riforma, insieme a una disponibilità esplicita a collaborare con la Regione per costruire un modello che integri residenzialità e domiciliarità, mettendo a disposizione competenze, professionalità e radicamento nei territori. Questa apertura, però, viene condizionata a risposte concrete su tre questioni ritenute fondamentali.
La prima riguarda le risorse: una riforma di questa portata ha bisogno di finanziamenti e personale aggiuntivi, non di un semplice spostamento di budget dalla residenzialità alla domiciliarità. Il settore è già segnato dalla difficoltà di reperire infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali, e ampliare i compiti delle RSA richiede investimenti nella formazione, nel reclutamento e nella stabilità del lavoro. Per questo si chiedono risorse aggiuntive, adeguate e strutturali, insieme a standard assistenziali precisi e organici adeguati sia per la residenzialità sia per i nuovi servizi domiciliari.
La seconda questione riguarda la necessità di sostenere il presente per costruire il futuro: il tavolo chiede la piena attuazione degli impegni assunti con il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, di cui la Regione Piemonte ha preso atto con la Dgr 38-8654, prima di ampliare ulteriormente i compiti delle RSA. Senza un sostegno effettivo, tempestivo e sufficiente a garantire l'equilibrio economico delle strutture già esistenti, aggiungere nuove responsabilità rischierebbe di aggravare una situazione già fragile.
La terza questione collega la difesa delle RSA a quella dei territori. Il Piemonte conta 33.025 posti letto RSA accreditati, esclusi quelli dedicati all'Alzheimer, con un indotto occupazionale stimato tra i 25.000 e i 30.000 lavoratori. La crisi del settore mette quindi a rischio migliaia di posti di lavoro e può compromettere gli equilibri economici di piccoli Comuni e interi territori, dove ogni struttura che chiude rappresenta una perdita difficile da colmare.
Il comunicato si chiude con una richiesta precisa alla Regione Piemonte: avviare subito un tavolo operativo con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definiti. Occorrono delibere, finanziamenti certi e strumenti operativi concreti, perché la riforma possa trasformarsi da promessa elettorale a politica pubblica effettiva, superando la fase degli slogan.