Mercoledì 21 ottobre 2026
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La riforma sulle droghe si inceppa tra fondi e stigma

EUROPA - REGNO UNITO
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Cinque anni fa Dame Carol Black, incaricata di condurre una revisione indipendente sulle politiche britanniche in materia di droghe, lanciò un avvertimento che il governo non poteva permettersi di ignorare. Come riporta RAND Europe, all'epoca i decessi legati alla droga avevano raggiunto livelli record e i servizi di prevenzione, trattamento e recupero erano, secondo la sua valutazione, "non adatti allo scopo e necessitavano di una riparazione urgente". Al centro di quella revisione c'era la richiesta di un "approccio integrato" all'uso di alcol e droghe, capace di superare la frammentazione tra sanità, servizi sociali e giustizia.

 

Da quella denuncia è nata nel 2021 la strategia decennale del governo britannico, che ha messo sul piatto 780 milioni di sterline attraverso il cosiddetto Treatment and Recovery Portfolio, con l'obiettivo dichiarato di costruire un sistema di trattamento "di livello mondiale". A distanza di anni, però, una nuova valutazione condotta da RAND Europe - basata su interviste e focus group con operatori e responsabili del settore - restituisce un quadro ancora segnato da ostacoli strutturali. I ricercatori sottolineano che, pur essendo stato un investimento benvenuto e sostenuto da un ampio consenso sugli obiettivi, il Portfolio non ha ancora prodotto il sistema "di livello mondiale" e l'approccio integrato che si proponeva di realizzare.

 

Tra i problemi principali individuati c'è l'assenza di meccanismi di commissioning congiunto e di budget condivisi tra le diverse amministrazioni locali, che impedisce di programmare i servizi in modo coerente sul territorio. Manca inoltre un'agenzia chiaramente responsabile del coordinamento a livello locale: le cosiddette Combating Drugs Partnerships, create proprio per mettere insieme i diversi attori coinvolti - sanità, polizia, enti locali, servizi sociali - faticano a coinvolgere pienamente tutti i settori chiave, complice anche la mancanza di un finanziamento dedicato a sostenere questo lavoro di coordinamento.

Un altro nodo riguarda l'integrazione tra salute fisica e mentale delle persone che fanno uso di sostanze: il relativo piano d'azione è stato pubblicato solo nel dicembre 2025, con un ritardo significativo rispetto ai tempi previsti dalla strategia originaria.

 

A complicare ulteriormente il quadro resta lo stigma nei confronti delle persone che usano droghe, un pregiudizio che secondo gli autori persiste anche tra gli stessi operatori sanitari. Una revisione internazionale citata nell'articolo evidenzia come il personale sanitario percepisca spesso queste persone come difficili da gestire o potenzialmente pericolose, un atteggiamento che finisce per peggiorare la qualità della relazione terapeutica e, di conseguenza, gli esiti dei trattamenti.

 

Gli autori della valutazione chiedono quindi una leadership più forte, sia a livello nazionale sia locale, capace di superare i cosiddetti silos di finanziamento - cioè la frammentazione dei fondi tra enti e settori diversi che non comunicano tra loro - e di affrontare apertamente gli ostacoli culturali che ancora impediscono una reale integrazione dei servizi dedicati alle dipendenze.

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