Lunedì 26 ottobre 2026
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RSA del futuro: da Varese la proposta di aprirsi al territorio

U.E. - ITALIA
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Le case di riposo di domani non dovranno essere edifici sempre più grandi, ma presidi diffusi capaci di portare assistenza direttamente a casa degli anziani fragili, prima ancora che si renda necessario il ricovero stabile. È questa la visione illustrata da Carlo Nicora, direttore generale della Fondazione Molina di Varese, durante il convegno nazionale Uneba "Cura e innovazione", svoltosi a Brescia il 22 e 23 ottobre.

 

Come riporta VareseNews, Nicora ha sintetizzato il concetto affermando che la RSA del futuro non sarà un edificio più grande, ma una funzione più ampia, uno snodo del territorio pensato per le persone anziane in condizione di fragilità. Secondo il manager, il principio fondativo delle residenze per anziani - garantire che nessuno resti solo - continuerà a orientarne la missione nei prossimi anni, ma richiede un cambio di passo nell'organizzazione dei servizi.

 

Nicora ha spiegato che le competenze delle RSA possono arrivare a casa dell'anziano prima che serva la residenza, sottolineando come assistenza domiciliare e assistenza residenziale non vadano considerate come alternative contrapposte, bensì come parti di un'unica rete di presa in carico. L'obiettivo, ha chiarito, è superare un modello che interviene solo quando la fragilità è ormai difficile da gestire, per costruire invece un sistema in grado di accompagnare anziani e famiglie lungo l'intero percorso di cura, dal primo bisogno fino alle fasi più complesse.

 

Nel suo intervento al convegno di Brescia, promosso da un'organizzazione che riunisce oltre 1.100 enti italiani dedicati all'assistenza di anziani non autosufficienti, Nicora ha anche invitato le strutture associate a farsi parte attiva nei confronti dei territori, proponendo le proprie competenze invece di aspettare che sia la famiglia a bussare alla porta: un passaggio, lo ha definito, dal "welfare di attesa" al "welfare di iniziativa".

 

Il messaggio emerso dal convegno è che molte RSA hanno già iniziato a superare il modello tradizionale della struttura residenziale, offrendo servizi che vanno oltre l'ospitalità permanente: assistenza domiciliare, ambulatori, centri diurni e altre forme di sostegno per persone fragili e famiglie. Al dibattito hanno preso parte anche Ivan Scaratti della Fondazione E. Germani, Virginio Marchesi del Centro studi Uneba e Fabrizio Lazzarini della Fondazione Carisma ETS. Marchesi, in particolare, ha ricordato che al centro del sistema deve restare soprattutto la relazione con la persona assistita e con chi se ne prende cura, non solo l'insieme dei suoi bisogni sanitari e assistenziali.

 

Accanto alle prospettive di innovazione, dal convegno sono emerse però anche preoccupazioni concrete sulle risorse destinate al settore sociosanitario. Il presidente nazionale di Uneba, Franco Massi, ha espresso dubbi sull'impostazione della prossima legge di bilancio, temendo che si confermi ancora una volta una visione ospedalocentrica, a scapito di sanità territoriale, prevenzione, assistenza domiciliare, centri diurni e RSA. Massi ha inoltre denunciato quella che ha definito una sorta di criminalizzazione delle RSA da parte di ambienti che, a suo dire, dovrebbero invece essere più vicini al settore, e ha ribadito la richiesta di maggiore attenzione politica verso le aree interne e montane, dove il modello dei "centri multiservizi" rappresenterebbe la principale risposta possibile ai bisogni della popolazione anziana.

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