Martedì 13 ottobre 2026
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Sanzioni USA alla Corte penale internazionale, allarme per vittime della guerra alla droga

ASIA - FILIPPINE
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Il Center for International Law (CenterLaw), organizzazione filippina per i diritti umani, ha condannato le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Corte Penale Internazionale (ICC), sostenendo che il provvedimento rischia di compromettere la responsabilità internazionale e di mettere a repentaglio le indagini su presunti crimini contro l'umanità, incluse quelle legate alla campagna antidroga condotta nelle Filippine dall'ex presidente Rodrigo Duterte. Come riporta il quotidiano filippino Daily Tribune, l'organizzazione per i diritti umani ha dichiarato che le sanzioni minacciano l'indipendenza della Corte, utilizzando la pressione economica contro un'istituzione incaricata di indagare e perseguire i crimini internazionali più gravi. Secondo CenterLaw, le misure rischiano di rafforzare l'impunità, rendendo più difficile chiamare a rispondere le persone potenti e limitando al tempo stesso l'accesso alla giustizia per le vittime di violazioni dei diritti umani. L'organizzazione ha inoltre avvertito che l'azione del governo statunitense rischia di perpetuare un sistema in cui gli individui influenti possono sottrarsi alla responsabilità, mentre le vittime si trovano ad affrontare ulteriori ostacoli nel cercare rimedi legali. Tra le preoccupazioni sollevate da CenterLaw figurano le possibili ripercussioni sull'indagine della Corte sulle presunte esecuzioni extragiudiziali commesse durante la campagna antidroga dell'ex presidente Duterte. Secondo l'organizzazione, il tribunale internazionale ha rappresentato una speranza concreta per le famiglie delle vittime, che hanno faticato a ottenere giustizia attraverso le istituzioni giudiziarie nazionali. Le sanzioni sono state annunciate dal Segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che ha avvertito: "O la Corte pone fine alle sue minacce, oppure noi porremo fine alla Corte", aggiungendo la volontà di smantellare l'istituzione "mattone dopo mattone, se necessario". Le misure, imposte lo scorso 9 ottobre, colpiscono direttamente la Corte nel suo complesso dopo che in precedenza Washington aveva già sanzionato più di una dozzina tra giudici e procuratori dell'ICC. Il provvedimento blocca i beni della Corte soggetti alla giurisdizione statunitense e vieta, in linea generale, a aziende e cittadini americani di intrattenere rapporti economici con l'istituzione dell'Aja, pur concedendo una finestra di 180 giorni per consentire ad alcune operazioni di proseguire mentre gli Stati membri cercano di affrontare le obiezioni di Washington. Le tensioni tra Stati Uniti e Corte penale internazionale risalgono alle indagini del tribunale su presunti crimini di guerra commessi da personale statunitense in Afghanistan e ai mandati di arresto emessi nei confronti di esponenti del governo israeliano in relazione al conflitto a Gaza. Né gli Stati Uniti né Israele hanno mai aderito allo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte. CenterLaw ha esortato la comunità internazionale a condannare pubblicamente le sanzioni e a garantire sostegno diplomatico, finanziario e istituzionale all'ICC, ribadendo che la responsabilità penale internazionale non dovrebbe mai dipendere dalla nazionalità degli accusati né essere subordinata agli interessi politici dei governi più potenti.

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