Sovraffollamento carceri, Cassazione: onere prova spetta al DAP
La Corte di Cassazione ha ribaltato le regole sull'onere della prova nei ricorsi per risarcimento da sovraffollamento carcerario: non è più il detenuto a dover dimostrare le condizioni in cui è stato recluso, ma è l'Amministrazione penitenziaria a dover provare il contrario. Come riporta Il Sole 24 Ore, per attivare la procedura al detenuto basta indicare le date e il luogo della detenzione contestata.
I giudici di legittimità hanno affermato che esiste una presunzione di veridicità di quanto dichiarato dalla persona ristretta, in virtù della quale spetta all'Amministrazione penitenziaria fornire elementi di segno contrario. Si tratta di un onere della prova che deve tenere conto, da un lato, degli interessi in gioco di rango costituzionale e, dall'altro, della posizione di svantaggio processuale in cui versa il detenuto. Di conseguenza, sarà il giudice a doversi attivare per verificare l'adempimento degli obblighi che il ricorrente considera violati, anziché scaricare interamente sul detenuto il peso di dimostrare fatti spesso difficili da documentare dall'interno di un istituto di pena.
Il principio richiamato dalla Cassazione riguarda l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che vieta trattamenti inumani o degradanti. La sua violazione dà diritto a un risarcimento, parametrato al periodo vissuto in condizioni non conformi alle norme convenzionali, oppure a uno sconto di pena. Un rimedio al quale il detenuto deve poter accedere senza incontrare eccessive barriere procedurali.
La decisione della Cassazione è coerente con i principi affermati dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che non solo ha esortato l'Italia ad agire per ridurre il numero dei detenuti ampliando il ricorso a misure alternative al carcere, ma le ha anche chiesto di introdurre procedure attivabili dai detenuti per rimediare a condizioni di detenzione o trattamenti carcerari in contrasto con l'articolo 3 della Convenzione, che siano accessibili ed effettive.
La pronuncia arriva a pochi giorni da un rapporto dell'associazione Antigone che segnala livelli record di sovraffollamento nelle carceri italiane, riportando l'attenzione pubblica sulle condizioni di vita all'interno degli istituti penitenziari del Paese.